Delpini, consigli ai nonni. Dalla cucina alla politica: "Candidatevi da sindaci"

Un invito in Duomo ai nonni dal vescovo è un gesto inedito, così fino alle tre e mezza della prima domenica d'Avvento continuavano ad arrivare on line richieste d'iscrizione da parte delle teste più o meno bianche che hanno poi riempito le navate. Forse non tutti si aspettavano, durante il colloquio con i tre nonni «scelti», che tra i consigli controcorrente di Mario Delpini, accanto al non lasciarsi complessare dalle eventuali carenze tecnologiche rispetto ai nipoti nativi digitali, ci fosse anche parlare in modo sano della sessualità e darsi alla politica. E invece sì, non solo giardinetti.

A ciascuno il suo per «mantenere alta la dimensione dello stupore», perché questi nonni e nonne del Terzo millennio riuniti in Duomo sono invitati a «insegnare a cucinare, per far provare il gusto di mettere le mani in acqua e di vedere lievitare la torta», con ricette che non devono per forza arrivare da internet. Oppure a regalare ai nipoti schiavi della play station «lo stupore della natura», qualcosa di simile all'«ohhh» beato di quando erano piccoli, anche se non sarà mai più la stessa cosa. Lo stupore della natura «reagisce al mondo appiattito dello schermo del computer e della tv, dove si vede tutto ma non si sentono gli odori, la fatica, la ruvidità della vita».

Tra le «tentazioni contro lo stupore c'è la pressione sociale». Così, se diventa di moda una cosa, avere uno smartphone e vestire in una certa maniera, è bene vigilare. «Sembra che chi non ha certe robe sia un emarginato. Invece ci vuole la fierezza della libertà», dice Delpini, in un «no al branco» che (pur senza luddismi), coinvolge le nuove tecnologie.

«Non bisogna essere interconnessi per essere uomini e donne. Non è il caso che siamo complessati perché non possiamo entrare in un programma su un computer. Si può anche parlare d'altro e fare altro».

Dedicarsi alla «più alta forma di carità», la politica, è un consiglio che non vale per tutti, però lascia le sue tracce. «Vorrei esortarvi a essere bravi cristiani che, se c'è bisogno, possiate fare anche il sindaco, uno dei lavori più faticosi e più frustranti, se lo si fa per servire la comunità e non per conseguire qualche ambizione personale» dice l'arcivescovo tra le esortazioni finali che spesso sono quelle che restano più salde in testa. Insieme ai ricordi personali: «Quando ero ragazzo i miei nonni avevano un campicello con un po' di patate e granturco e io andavo lì a tirar su le patate, imparavo a non infilzarle con la vanga».

L'invito ai nonni è a parlare d'altro, di ciò di cui gli altri non parlano mai. E cioè la preghiera, la morte che ormai è un tabu e poi «qualcosa su una certa visione della sessualità». E lì ogni nonno saprà come cavarsela, in questa scommessa del vescovo, convinto che in fondo se è vero che i ragazzi chiedono Coca Cola, alla fine apprezzano anche «il sapore dell'acqua fresca». E, quando sono in crisi, «una lettera personale», il regalo più gradito.

Dice ancora Delpini: «I nonni spesso dicono di essere più impegnati adesso di quando andavano al lavoro». Oltre che dedicarsi alla società e ai nipoti, lui li invita a «trovare tempo per se stessi». Sabato prossimo appuntamento con gli oratori: ragazzi dalla parte dei ragazzi.