Delpini rilancia la «decima»: frena omertà e indifferenza

Sabrina Cottone

Se qualcuno pensava che fosse una boutade di sant'Ambrogio dell'arcivescovo Mario offrire la decima non solo contabile, dello stipendio, ma di se stessi, deve ricredersi, perché Delpini è tornato a parlarne l'ultimo giorno dell'anno in san Fedele. Nessun obbligo, anzi viene in mente san Paolo: «Dio ama chi dona con gioia». Delpini suggerisce che nella «decima», oggi in uso sia pur in altri modi soprattutto tra alcuni protestanti e pentecostali, abiti parte dell'essere cristiani felici, anche perché consiste nell'aiutarsi (non solo col denaro).

Delpini ammette che la decima è «esigente», perché «vuole contrastare indifferenza e stile omertoso, combattere illegalità: sono disposto a dare tempo, risorse, attenzioni, parole, azioni alle persone di questa città». Ma «non è un ulteriore salasso imposto da un fisco esoso», «è una dichiarazione di appartenenza a questa umanità», «guardo chi ho intorno», «li considero fratelli e sorelle», «metto in conto di prendermi cura di loro». L'arcivescovo ieri in Duomo ha poi presieduto la Messa per la pace con i rappresentanti di altre confessioni cristiane: «Milano», «città nervosa», «saggia» e «audace», «città della pace, dove si pratica quello che Papa Francesco raccomanda per creare condizioni di pace per i migranti e i rifugiati che cercano pace: accogliere, proteggere, promuovere, integrare» (nella foto un momento della celebrazione). Primizie del nuovo anno.