"Delvecchio nelle foibe". Consigliere minacciato per il ricordo "proibito"

Il giovane di Fi commemora esuli e infoibati. Auto vandalizzata e scritte minatorie a casa

«Muori nelle foibe». È stato inciso con un cacciavite sulla carrozzeria dell'auto. «Delvecchio nelle foibe», invece, lo hanno scritto accanto al citofono di casa. Inquietanti, oltre che deliranti, queste minacce indirizzate a Ruggiero Delvecchio, colpevole di voler celebrare anche a Settimo Milanese il Giorno del ricordo, istituito per commemorare le vittime della pulizia etnica operata sul fronte orientale dai partigiani comunisti di Tito dopo la Seconda guerra mondiale.

Delvecchio, vice coordinatore dei giovani di Forza Italia e candidato alle elezioni regionali, da 9 anni siede nel Consiglio comunale di Settimo Milanese e da sempre prova a dedicare una piazza o una via, ai martiri delle foibe, e agli esuli istriani, dalmati e giuliani. Le amministrazioni comunali di Settimo, da sempre rosse, non vogliono neanche sentirne parlare. Mozioni, emendamenti e proposte fanno tutte, regolarmente la stessa fine: nel cestino.

Ruggiero, 28 anni, non si dà per vinto. Da anni organizza un piccolo corteo commemorativo, e fa celebrare una messa in suffragio in una chiesa di Settimo. Lo ha fatto anche ieri. Delvecchio non ha niente del «fascista». «Assolutamente - racconta di sé - il mio partito è liberale, come il mio orientamento, io partecipo al 25 aprile e sono iscritto a un'associazione di partigiani cristiani». La storia degli infoibati e degli esuli italiani gli sta a cuore, giustamente, senza spiriti di rivalsa o strumentalizzazioni: «Non ho avuto l'opportunità di studiarla a scuola ma l'ho appresa da un esule dalmata che ci è stato presentato da un nostro iscritto. Abbiamo ascoltato le sue parole, la sua storia, era nel treno di Bologna».

Alle cerimonie che Ruggiero organizza non si è mai presentato nessuno del Comune, oggi in mano a un monocolore del Pd. È una costante, come costanti sono le minacce di cui viene fatto oggetto. E nessuno del Comune ha sentito il dovere di manifestare solidarietà, o di condannare le farneticazioni minacciose dei vandali. «Certa gente si riempie troppo spesso la bocca parlando di libertà, democrazia e rispetto - ha commentato Delvecchio - mentre le loro azioni esprimono solo odio e rancore. Questo atto infame, che si ripete quasi ogni anno, non mi fa arretrare di un centimetro. Il mio impegno nel ricordare le centinaia di migliaia di martiri colpiti dall'odio umano, sarà ancora più forte. Io non mi faccio intimidire. Io ricordo».

Dalla sua parte il candidato del governatore del centrodestra: «Le minacce e la censura operate dai violenti di ieri e di oggi - ha detto Attilio Fontana - non possono fermare la nostra lotta per la giustizia e la verità». E intanto a Pavia una candidata alle regionali per Fi, Barbara Longo, 50 anni, consigliera comunale, è stata bersagliata pesantemente con «una pioggia di insulti» volgari e sessisti. E la sinistra cosa dice?