Derby-stadio, l'Inter vuole San Siro

Il Milan prenota il Portello e il presidente Thohir chiede l'impianto già dal 2018

L'incontro a Palazzo Marino è iniziato intorno a mezzogiorno ed è durato poco più di un'ora. Tanto è bastato ieri al patron dell'Inter, Erick Thohir, a garantire al sindaco Giuliano Pisapia che il club ha tutte le intenzioni di rimanere a San Siro e trasformarlo - anzi - nella «casa» dei nerazzurri. Un desiderio legato a filo doppio ai movimenti del Milan, con cui da contratto deve gestire il Meazza fino al 2030. Una separazione consensuale nei tempi brevi chiesti da Thohir al Comune - stagione 2018/2019 - potrebbe arrivare nel caso in cui i rossoneri si aggiudicassero l'area del Portello messa a bando dalla Fondazione Fiera. Se perdesse l'asta, il pressing dell'Inter sul Meazza forse dovrebbe rallentare. Il patron indonesiano aveva già visto il sindaco nel 2013 in una veste più istituzionale, era andato in piazza Scala accompagnato da Massimo Moratti a cavallo del passaggio di proprietà. Ieri l'incontro è stato più informale, è arrivato con il dg Marco Fassone e l'ad Michael Bolingbroke, che già il 9 febbraio aveva presentato il piano della società all'assessore allo Sport Chiara Bisconti, presente anche ieri al vertice con il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris.

Un paio di grossi petardi fatti scoppiare in Cairoli prima della partenza del corteo dell'Usb, ha scatenato il panico nel vicinissimo show room dello stilista tedesco Jil Sander. In particolare tra gli acquirenti americani, abituati con bel altre manifestazioni: il massimo consentito è rimanere sui marciapiedi senza ostruire il traffico, figuriamoci botti del genere. L'Unione sindacati di base aveva infatti chiesto e ottenuto il permesso per un corteo fino a San Babila per protestare contro il Governo e la sua politica in materia di casa e lavoro. Ieri in Cairoli si sono ritrovati almeno in 1.500 che poco prima di partire alle 15 hanno lanciato un paio di petardi. I botti sono stati avvertiti anche all'interno dello show room Sander in via Beltrami 2, scatenando il panico. Soprattutto tra i «buyer» stranieri, poco avvezzi alle intemperanze italiane in materia di manifestazioni pubbliche. I dimostranti hanno poi proseguito la loro marcia, sciogliendosi senza ulteriori incidenti, come promesso, in San Babila. Forse la reazione dei clienti dello stilista tedesco è stata eccessiva, certo non sembra una buona idea consentire cortei in concomitanza con la settimana della moda.

Chiara Campo a pagina 3