Dico sì, è pragmatismo liberale

di Pietro Tatarella

Sostenere la famiglia tradizionale e riconoscere giuridicamente le unioni civili non è una contraddizione. La mia visione di famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione e non può prescindere dal matrimonio tra un uomo e una donna. Ciò non toglie che esistano altri tipi di legami che meritano l'attenzione della Politica e delle istituzioni. In questa categoria rientrano legami affettivi, di solidarietà reciproca e di mutua assistenza che non devono essere equiparati alla famiglia, ma meritano di essere disciplinati con poche e chiare regole capaci di superare l'attuale vuoto normativo e l'ipocrisia di chi finge di non vedere la realtà. Ho sempre pensato che sarebbe stato possibile creare un terreno di dialogo e convergenza tra laici e cattolici e non limitare il dibattito su un tema come questo allo scontro tra chi difende la famiglia e chi no. Il regolamento istitutivo delle unioni civili, che oggi voteremo in aula, non può e non deve essere banalizzato al numero delle coppie registrate in altri Comuni, che prima di Milano hanno disciplinato le unioni, né tantomeno ad aspetti formali e tecnici della delibera.
Tutti aspettiamo che il Parlamento si esprima su questo tema, ma non deve essere una scusa per non discuterne in Consiglio comunale. Milano non è il laboratorio politico di Pisapia & co., ma deve tornare a essere il nostro laboratorio politico, dobbiamo tornare a dialogare con i milanesi, dobbiamo mettere da parte simboli di partito, leggi elettorali, sondaggi e leader e ricominciare a confrontarci per creare quell'intelaiatura intellettuale che, insieme alle capacità che sappiamo esprimere, ci permetterà di riconquistare il governo della città. Non nascondo un po' di preoccupazione nella scelta che ho intrapreso di votare a favore del regolamento. Sono consapevole del fatto che la sinistra radicale che sostiene il sindaco sta usando la scusa del riconoscimento dei diritti per imporci la propria ideologia e per cercare di ribaltare l'attuale modello di welfare. È per questo che il mio «sì» è condizionato all'accoglimento di alcuni emendamenti; porterò il mio contributo al testo attraverso modifiche puntuali tese per esempio a tutelare il modello di welfare ambrosiano, basato sulla famiglia naturale, e a limitare le unioni civili alle sole coppie, superando così la paura di un'apertura alla poligamia espressa dalla Curia, senza dimenticare però l'importanza politica del voto di oggi.
La sfida è quella di partire da Milano per creare le basi di una nuova destra capace di stare nei confini valoriali del Partito popolare europeo senza rinunciare ad essere riformista e liberale, una destra con un approccio pragmatico che non si erge a giudice dei costumi degli italiani, ma attenta a prendere atto dei cambiamenti sociali e pronta a elaborare proposte che consentano di tutelare e rispettare l'individuo all'interno della coppia a prescindere dal sesso.