Per difendere il gaffeur Sala il Pd dà i numeri su Parisi

Majorino e compagni vogliono i bilanci della tv Chili La replica: «Ma è una società privata, mica come Expo»

Maria Sorbi

Niente da fare, il candidato Giuseppe Sala non ne viene fuori. E nel momento in cui cerca di mettere una pezza su una gaffe, ne fa automaticamente un'altra. Così anche nei suoi ultimi due atti di trasparenza: la pubblicazione del 730 (incompleto «ma per colpa del commercialista») e il conto economico di Expo consegnato ai liquidatori (firmato «ma solo per formalità»).

«Il bilancio di Expo deve essere messo on line a disposizione di tutti i cittadini» insorge Corrado Passera, leader civico alleato con Stefano Parisi. Lui di bilanci ne capisce e si rende perfettamente conto che le dichiarazioni di Sala («I conti sono migliorati») non stanno in piedi. «Tutto quel che abbiamo detto in questi mesi - prosegue Passera - viene confermato: il 2015 non si chiude in utile, come troppe volte ribadito da Sala, ma in perdita e il risultato del 2015 non copre le perdite accumulate negli anni precedenti, ma le aggrava ulteriormente. La società continua a perdere: dai dati comunicati sembrerebbe intorno a un milione alla settimana».

«Il bilancio Expo 2015 è da Nobel in economia - ironizza il candidato Basilio Rizzo - Se ogni anno si è chiuso in perdita, nascondersi dietro al patrimonio netto per vantare un successo è da candidatura al Nobel».

Evidentemente anche negli ambienti Pd si devono essere resi conto della debolezza di Sala e dell'effetto autogol delle sue ultime mosse. Tant'è vero che cercano di fargli quadrato attorno. Con tutta probabilità ieri mattina nel partito è circolato un ordine di scuderia. Qualcosa del tipo: «Ripaghiamo Parisi con la stessa moneta, mettiamolo alle strette chiedendo anche a lui altrettanta trasparenza». Ed ecco che nel giro di poche ore vari esponenti Pd sono usciti con una dichiarazione clone.

«I conti Expo sono in ordine e Beppe Sala ha reso pubbliche le sue dichiarazioni dei redditi prima di tutti. Mi chiedo perché Parisi non faccia altrettanto» apre il dibattito il capolista Pd Pierfrancesco Majorino. Gli fanno eco il segretario Pietro Bussolati e i deputati Emanuele Fiano e Vinicio Peluffo. «Sorprende che Parisi non pubblichi i suoi redditi. C'è una questione di trasparenza che travalica le regole» chiede Fiano. Idem gli altri. Tutti a chiedere in un unico coro che Parisi metta nero su bianco i suoi redditi e i bilanci della società di cui è stato a capo fino a un attimo prima di candidarsi, la tv on line Chili. Per una questione di stile, dicono.

Dimenticano un dettaglio: mentre Expo è una società pubblica in cui sono stati investiti capitali pubblici, Chili tv è un'azienda privata: che sia andata bene o male riguarda unicamente le tasche di Parisi, in qualità di manager privato, e dei suoi soci. Ed è lui stesso a rispondere alle provocazioni: «Bussolati e Majorino devono capire che Chili è una società privata e quindi non vedo quale sia il problema. Sala ha gestito risorse pubbliche, io sono azionista di una società privata in cui privati hanno messo il loro denaro. Probabilmente Bussolati e Majorino hanno una cultura dell'impresa un po' sovietica, non sanno molto bene come funziona il mercato». «Non bastano le battute per giustificarsi» passa al contrattacco Bussolati.

Commenti

evuggio

Lun, 02/05/2016 - 14:07

per chiunque faccia questo tipo di confusioni ci sono solo tre possibili motivazioni: vergognosa malafede, avanzato stato di confusione mentale, semianalfabetismo.