Il dipinto del '700 fu sottratto in Arcivescovado. Indagini riaperte sul ladro

È un giallo di Natale che non finisce: scrive una pagina nuova che non è ancora l'ultima. Torna a casa la «Madonna con il bambino e San Giovannino», trafugata dall'Arcivescovado di Milano durante il Natale di venticinque anni fa. Sono i giorni tra il 27 e il 29 dicembre, gli uffici della Curia sono chiusi per festa e i dipendenti sono a casa, quando del quadro rimane solo la traccia grigiastra lasciata sul muro.

Un'opera d'arte di pregio, dipinta nel Settecento da Agostino Masucci, pittore nato a Roma nel 1690, artista su committenza della nobiltà papalina e della curia pontificia, arrivato per fama di ritrattista alle più importanti corti europee. Fino al tracollo, o almeno al lento declino: lui che si ispirava a Raffaello con qualche invenzione rococò, non fu più considerato di moda. Erano i tempi di Benedetto XIV e smisero di chiamarlo dappertutto. Fin qui in brevissima sintesi la storia del Masucci.

Appassionante anche la vicenda del quadro, tornato nella sala da cui era stato rubato, oggi ufficio del frate cappuccino Paolo Martinelli, vescovo ausiliare. La Madonna, Gesù bambino e il piccolo san Giovanni Battista resteranno in Arcivescovado poco tempo, poi saranno trasferiti al Museo diocesano, in bella vista, in modo «che le opere d'arte tornino a nutrire il popolo come all'origine», per usare parole di monsignor Luca Bressan. Nel frattempo il Nucleo dei carabinieri per la tutela del patrimonio culturale, che ha scoperto il quadro rubato, continuerà le indagini per trovare anche il colpevole.

Il dipinto scomparso nel 1990 a Milano è infatti ricomparso nel 1992, battuto all'asta e venduto da un noto collezionista d'arte di Verona. Attraverso altri viaggi, il Masucci è arrivato a Roma, alla Fondazione numismatica dove l'hanno trovato i Carabinieri durante un controllo. Insospettiti, hanno usato un inventario informatico di immagini che ha consentito loro di scoprire che il quadro era stato rubato a Milano. Ieri la riconsegna ufficiale. Ma non è ancora tutto bene quel che finisce bene, perché manca all'appello il misterioso mercante che ha commissionato il furto. la caccia è aperta.

A presentare l'opera alla stampa, accanto al vicario episcopale Bressan, il capitano Francesco Provenza, comandante del nucleo dei Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale di Monza e l'architetto Carlo Capponi, responsabile dell'Ufficio beni culturali della Diocesi. Non è una questione da poco né un caso isolato. Il 40 per cento dei beni trafugati in Italia, oltre duemila casi segnalati, colpisce le chiese, dicono i dati. E anche se le statistiche non segnalano impennate nei furti, pare che l'allarme sia molto sentito nelle 1107 chiese della Diocesi. Dice Capponi: «Con il diminuire delle risorse economiche, si verificano scomparse di oggetti, come i candelabri creduti d'oro e d'argento».