Ditta mafiosa? Il Tar l'assolve Ed è l'unica puntuale di Expo

Le traversie di Elios, un'azienda di smaltimento rifiuti sospettata ingiustamente di irregolarità mai commesse

Tra le tante storie di Expo che adesso si possono raccontare col sorriso c'è anche quella di una catastrofe mancata. Non per l'esposizione, si badi: ma per un'azienda che dai cantieri era stata cacciata con ignominia, indicata al pubblico ludibrio come esempio vivente della infiltrazione illecita negli appalti e soprattutto della capacità di Expo di fare pulizia al suo interno. Poteva essere la morte civile, per l'azienda. Che però si è ribellata, non solo al provvedimento del prefetto di Milano e del commissario Giuseppe Sala ma anche al conformismo del sospetto. Si è rivolta al Tar, si è vista dare ragione, è tornata a lavorare sui cantieri. E oggi può sventolare i dati del lavoro fatto e rivendicare un record: spiegando di essere «l'unica impresa, italiana ed estera, ad essere entrata nel cantiere Expo 2015 il 4 febbraio 2012 ed essere uscita la mattina dell'inaugurazione, il 1 maggio 2015». Lavoro finito in tempo. Nonostante quella settimana di luglio in cui venne cacciata dai cantieri.

L'azienda si chiama Elios, sta a Piacenza, si occupa di bonifiche e smaltimenti. Lavoraccio, da sempre considerato a rischio di infiltrazioni malavitose, e per questo da sempre monitorato. In Expo la Elios ci arriva nel 2012 su invito della Cmc, la coop rossa che nei cantieri ci era entrata sfruttando i buoni uffici di Primo Greganti, il compagno G: ma che non verrà mai allontanata dai lavori. Invece la mattina del 9 luglio 2012 a venire espulsa con la forza, camion e ruspe compresi, dai cantieri è la Elios.

Il provvedimento è firmato da Sala sulla base di un'informativa della Prefettura che «pur non evidenziando tentativi di infiltrazione mafiosa, ha segnalato elementi suscettibili di valutazione sotto il profilo dei requisiti soggettivi dell'impresa subappaltatrice e tali da pregiudicare il rapporto tra Expo 2015 e l'impresa». Di cosa si tratta? Di un'indagine per smaltimento illecito di rifiuti, aperta a Novara. Non è la prima volta che la Elios finisce sotto inchiesta, ma è sempre stata assolta. Eppure basta l'apertura di quel fascicolo per decretare l'espulsione dal cantiere. Applaudono i sindacati e la società civile. «La revoca di un subappalto da parte della società Expo - fanno sapere da Palazzo Marino - è la dimostrazione che i controlli sui lavori sul sito espositivo funzionano. Non c'è e non ci sarà spazio per infiltrazioni illegali in Expo 2015». Invano dalla Elios avevano provato a lamentare l'assurdità della cosa, «in barba a ogni presunzione di innocenza ci viene inflitto un provvedimento che crea dei danni irreparabili all'azienda»

Una settimana dopo, marcia indietro. Il Tar accoglie il ricorso della Elios e la riammette nei cantieri. E a quel punto comincia la vera battaglia, più difficile di quella contro i provvedimenti della Prefettura: bonificare davvero un sito dove strada facendo si scoprirà che i lavori per ripulire l'area sono stati clamorosamente sottostimati. Alla fine, l'operazione si è rivelata sei volte più vasta di quanto era stato previsto. Totale, 694mila tonnellate di rifiuti smaltiti, e l'equivalente di venti piscine olimpioniche di terreni bonificati.

«Sfida culturale e di crescita: focus giovani, piccole e medie imprese». È il titolo del convegno organizzato dall'Ande per giovedì 14 maggio all'Unione commercianti di corso Venezia. Obiettivo: parlare delle opportunità di lavoro legate al cibo ed aperte da Expo per i giovani e per le piccole e medie imprese. Ad aprire i lavori Giancarlo Caratti di Lanzacco, presidente della task force dell'Ue per Expo.