«Dobbiamo ragionare come con le Br»

Il sindacato avverte: «Servono più uomini e maggiori investimenti»

L'efficienza e l'entusiasmo spesso non bastano. Anche gli incoraggiamenti dei superiori che cercano, tentano di motivare il più possibile «la truppa», ben consci che si vivono tempi ostili e, per molti versi, sconosciuti. E nemmeno certi «colpacci» che fanno il giro del mondo, come l'uccisione del terrorista più ricercato del momento durante un normale controllo a Sesto San Giovanni, possono cancellare problematiche eterne, mai risanate, mai calibrate o addirittura nemmeno affrontate. E il cui peso ora, in piena emergenza terrorismo si fa sentire.

Mauro Guaetta, 44 anni, segretario provinciale generale del Siulp, il sindacato di polizia maggiormente rappresentativo a Milano e in Italia. «Per combattere il fenomeno del terrorismo servono competenza, conoscenza delle varie problematiche e una capacità che avevamo al tempo delle Br e che dobbiamo tornare ad avere: il peggior nemico del poliziotto è infatti la routine. Invece ogni volta che andiamo a operare dobbiamo sempre pensare che la persona che controlliamo è un possibile terrorista e metterci nelle condizioni di massima sicurezza»

«Abbiamo fatto il turn over al 55 per cento per anni, hanno tagliato concorsi e pensioni. Con il risultato che adesso in Italia mancano 18mila poliziotti e a Milano, dove ce ne sono poco meno di 6mila, siamo sotto di almeno mille unità - spiega Massimiliano Pirola, 51 anni, una vita passata tra «Volante», strada, Polmetro e 1500 arresti e ora sub commissario del Sap (Sindacato autonomo di polizia).

«I colleghi di Sesto sono stati encomiabili - continua Pirola - ma se fossero stati feriti più seriamente dal terrorista? Abbiamo in dotazione dei giubbotti antiproiettile così ingombranti che vengono tenuti nei bagagliai delle vetture e nessuno li indossa per un semplice controllo. Servirebbero dei sottilissimi sotto camicia per protezione, ma il Dipartimento non ce li dà, facendone una questione burocratica».

«E se vogliamo continuare, i 65mila poliziotti formati dal ministero dell'Interno contro il terrorismo non hanno mai fatto prove pratiche, ma guardato solo slide. Quindi non s'investe sulla formazione del personale - conclude -. Basta pensare che il personale delle Volanti va a sparare al poligono per esercitarsi solo tre volte l'anno. Esattamente come uno che lavora in archivio!».

«L'episodio di Sesto dimostra come un normale servizio di controllo del territorio, di quelli fatti a migliaia ogni giorno, in una manciata di secondi possa trasformarsi in un conflitto a fuoco che, se non fosse stato per la massima attenzione prestata, la professionalità e quel pizzico di buona sorte, avrebbe potuto avere un esito differente. E questo fatto dimostra in maniera inequivocabile che non esistono paesi o zone franche dalla furia omicida dei terroristi di ogni matrice» spiega Emanuele Brignoli, 46 anni, segretario regionale Ugl polizia di stato. Che indica come priorità «un miglioramento del controllo del territorio con l'incremento del personale, una reale riorganizzazione dei presidi di sicurezza, lo snellimento delle procedure d'identificazione dei soggetti che devono essere espulsi con lo scambio d'informazione tra le istituzioni». «Se i richiedenti asilo esibiscono alle commissioni territoriali documenti che dimostrano la loro provenienza - conclude Brignoli - gli stessi devono essere disponibili anche per gli uffici immigrazione per l'identificazione della nazionalità del soggetto in caso di rifiuto».

PaFu