Donna accoltellata: c’è l’identikit È un folle che può colpire ancora

Bianco, di razza caucasica, tra i 35 e i 40 anni. È stato fatto solo martedì 5 giugno, in questura - e dietro forte insistenza della famiglia - l’identikit dello sconosciuto che lo scorso 30 aprile ha accoltellato 21 volte Jolanda «Jole» Colombo, una pensionata di 67 anni che vive in uno stabile Aler alla Barona, in via Agostino De Pretis 49. La polizia non ha tracce, piste, nulla di nulla. E gli investigatori della squadra mobile sono sempre più convinti che l’aggressore - che l’anziana assicura di non aver mai visto prima - sia un pazzo, forse colto da un raptus. Quindi, al momento, disperano di trovarlo, anche se hanno promesso ai Colombo che l’identikit verrà consegnato a tutte le pattuglie che girano per la città.
L’uomo ha aggredito Jole poco prima delle 8.30 mentre la donna stava uscendo dall’ascensore, al pianterreno, nell’androne dello stabile, per recarsi al lavoro. Lo sconosciuto le ha spruzzato in faccia dello spray urticante al peperoncino, ma non ha tentato di strapparle via la borsetta che portava sulla spalla, non l’ha nemmeno toccata. Quindi ha cominciato ad accoltellare la poveretta ai fianchi, al collo, sulle braccia e sulla schiena con una violenza inaudita. Lei lo ha implorato di fermarsi, ha chiamato aiuto col filo di voce che ormai le era rimasto, gli ha dato anche più volte con dei «bastardo». Lui, dopo la raffica di coltellate, è stato spaventato da un vicino accorso in aiuto della Jole. Il condomino, vedendo la poveretta a terra ferita, ha cominciato a urlare e lo sconosciuto è scappato, abbandonando la pensionata a terra. Le hanno salvato la vita all’Humanitas, operandola d’urgenza. È stato un vero miracolo che nessuna delle coltellate (alla fine ne conteranno 15, ndr) abbia leso organi vitali. E quando Jolanda Colombo si è svegliata dall’anestesia e ha cominciato a parlare, l’ha detto subito agli investigatori della squadra mobile: «Io quel tipo non l’avevo mai visto prima, dovete credermi».
«In realtà non sono neanche riuscito a capire che età avesse, nemmeno pressappoco - spiega il 50enne che ha soccorso la signora Jole per primo e che è stato più vicino al suo aggressore di tutti gli altri residenti giunti sul posto nell’immediatezza del fatto -. Mi sembra indossasse una tuta, ma non sono tanto sicuro neanche di quello, l’ho spiegato anche alla polizia. Correva come un matto, velocissimo: in pochi attimi era già sparito, troppo lontano per ricordarne le fattezze».
«Guardi, sono sicura che davvero la Jole non ha mai visto quel tizio prima di quella mattina. A me l’avrebbe detto, ci conosciamo da più di quarant’anni - spiega ancora la signora Giorgia, 78 anni portati alla grande, che abita, con altre 15 famiglie, in questo condominio di otto piani -. Davvero non ho mai saputo che avesse avuto da dire con qualcuno. E micreda: la Jole fa la domestica, la baby sitter, va in giro a stirare lavori così...Prima o poi sarebbe venuto fuori se ci fosse stato qualcosa di anomalo, di strano, se avesse avuto da dire, se avesse notato qualcosa che non doveva vedere. Anche i suoi due figli, che lavorano e vivono da anni in Spagna e hanno 38 e 42 anni, subito dopo quel che è accaduto alla madre, sono tornati di corsa qui a Milano. Hanno cercato di parlare con lei, di capire, ma questa storia resta un grosso rompicapo: nessuno riesce a spiegarsi perché uno sconosciuto dovrebbe scagliarsi con tanta violenza contro una donna mai vista prima e che, ormai è evidente, non voleva nemmeno rapinare».
Lei, la pensionata, intanto, se ne sta chiusa in casa e riceve solo visite di amici molto cari e anche quelle con il contagocce. «Sta male - racconta il figlio 38enne che per ora è rimasto qui con lei -. Oltre agli evidenti problemi di salute provocati dalla raffica di coltellate, questa batosta le ha fatto perdere ogni certezza e ha paura di tutto. E pensare che mia madre, che vive con la pensione sociale e paga l’affitto di questa casa Aler, ha proprio bisogno di lavorare per tirare avanti. Pure io ho cercato un impiego in Spagna dove mio fratello maggiore ha trovato un impiego, ma sono tuttora disoccupato. Per noi non è proprio un bel momento: anche per far seguire il caso di mia madre da un avvocato siamo dovuti ricorrere al patrocinato gratuito».