Dorfles, 104 anni d'arte sempre in prima linea

Una mostra a quasi 104 anni, un record. Lo registra oggi, alla Fondazione Marconi, l'inconfondibile Gillo Dorfles, personalità unica nella cultura italiana contemporanea. A Miano lo si può ancora incontrare, sorretto solo talvolta dal bastone, ai vernissage delle mostre che contano: state certi che un suo parere non sarà mai banale. Lucido, vivace, versatile, Gillo Dorfles, una vita per l'arte come docente di estetica, filosofo, critico e ovviamente artista, compirà 104 anni il prossimo aprile. Il suo profilo elegante è la cifra stilistica di un uomo che è stato acuto osservatore del Novecento e talvolta suo impietoso giudice: “sdoganatore” del kitsch, affascinato dal surrealismo e tra i fondatori dell'arte concreta, Dorfles da settant'anni si confronta con la tela, per dipingerla o giudicarla. Impossibile separare l'attività di critica d'arte dal suo percorso creativo. Da oggi alla Fondazione Marconi di via Tadino una bella mostra omaggia gli ultimi trent'anni di passione artistica di questo triestino poi trapiantato a Roma e a Milano: «Gillo Dorfles. ieri e oggi» (fino al 22 febbraio, www.fondazionemarconi.org), curata da Luigi Sansone, presenta un buon numero di opere che testimoniano anche la versatilità tecnica di Dorfles. Ci sono gli amati acquarelli, le tempere, le ceramiche dipinte e anche una grande scultura policroma appena realizzata, a testimonianza della sua vitalità, a dispetto dell'età e del fisico esile. Aggirarsi in mostra è come un ripasso di storia dell'arte: si ricordano i suoi esordi, squisitamente surreali, attenti a visualizzare immagini inconsce della mente, e poi l'avventura del Mac, il Movimento Arte Concreta, di cui Dorlfes fu uno dei padri. Questo potrebbe essere lo ‘ieri' del titolo, prima dello stacco: Dorfles insegna, è un critico molto impegnato, ricercato e appagato, ha meno tempo per creare, ma forse va anche detto che l'arte povera, la pop art e l'informale dominanti tra gli anni Sessanta e gli anni Ottanta non gli sono congeniali. E' solo a metà degli anni Ottanta e poi per i tre decenni successivi che ritorna a frequentare il suo atelier d'artista: febbrile, se si pensa all'età, la produzione degli anni Novanta e Duemila di cui in mostra si possono apprezzare lavori dalle atmosfere inquiete come «L'orecchio di Dio» del '96, o i suoi caratteristici personaggi, che non si sa mai se definire ironici o inquietanti, come i «Due simbionti» del 2008. Emoziona trovare esposti lavori del 2013, freschi di pittura, come «Circonvoluzione» o «Strega marina». Li accomuna la ‘cifra Dorfles', quel mondo immaginifico popolato da figure quasi primitive, simili a embrioni, che sembrano appartenere a tempi e spazi così diversi da quelli che ci circondano. Eppure, questa pittura libera, priva di schemi, inesauribile nella sua fantasia, questa pittura che esce dalla mano di un ultracentenario, riesce ancora oggi a catturare la nostra attenzione e a emozionarci.