Dostoevski e l'Odissea si trasferiscono nel '900 E cambiano la storia

Il protagonista di «Delitto e castigo» è un nero Ulisse abita nel Salento, ma non ci torna più

Mentre impazza il Salone del Mobile, nei teatri milanesi la parte del leone è di Omero, Dostoevskij, Emmanuel Carrère. Di quest'ultimo, scrittore francese ormai adorato in mezzo mondo e pubblicato da Adelphi, vediamo all'Elfo Puccini (Sala Fassbinder, da domani al 29) L'avversario. La vita di impostura di un falso medico che quando sta per essere smascherato massacra l'intera famiglia, raccontata da Carrère in uno dei suoi romanzi di maggior successo, è portata in scena da Invisibile Kollettivo (Nicola Bortolotti, Lorenzo Fontana, Alessandro Mor, Franca Penone, Elena Russo Arman) e prodotta da Elfo Puccini. Il progetto dello spettacolo nacque a Mantova, dove Carrère era ospite per il Festivaletteratura.

Sempre all'Elfo Puccini, Sala Shakespeare ( da oggi a martedì), ecco Delitto e castigo di Fëdor Dostoevskij con adattamento e regia di Konstantin Bogomolov. Interpretato da otto attori, arriva a Milano il nome di punta della scena russa, appunto Bogomolov che non rinuncia - è moda corrente - ad attualizzare la vicenda trasportando Raskòl'nikov (Leonardo Lidi) negli anni Settanta del Novecento, togliendogli le fattezze russe (è un immigrato di colore: omaggio a Pukin, che aveva un nonno africano?). Un critico ha scritto che «la provocazione supera il messaggio».

Al Teatro Menotti i veri immigrati (anche se oggi si dice migranti) sono tema di Lingua di cane, prima milanese. Lo spettacolo di Giuseppe Cutino e Sabrina Petyx di Compagnia dell'Arpa, partecipa a Contemporanea2018, che vede al Menotti le espressioni più convincenti della nuova creatività teatrale. «Lingua di cane è la lingua di chi non ha voce. Ed è anche il nome di un pesce piatto, che vive nei fondali», ricorda Cutino, che con lo spettacolo (sei gli attori) vuol far parlare gli invisibili. Da vedere, per riflettere su un tema che divide.

Chiudiamo la rassegna dei debutti settimanali al Piccolo Teatro Studio Melato, dove da oggi a domenica va in scena Odissea di Mario Perrotta. Ulteriore ma benvenuta rilettura dell'immortale poema, da secoli materiale di costruzione per rappresentazioni innervate dallo spirito dei tempi in cui nascono. Qui, il sottotitolo dice che si tratta di «un racconto popolare tra mito e quotidiano, tra Itaca e il Salento». Punto di vista è Telemaco, figlio di un Ulisse mai tornato. Mario Perrotta, nato a Lecce nel 1970, usa il dialetto della sua antica e bella città per unire il mito all'urgenza di indagare sulle segrete cose che animano gli umani. Ad accompagnarlo nell'intenso monologo, Mario Arcari (clarinetto, oboe, percussioni) e Maurizio Pellizzari (chitarra, tromba), con musiche originali.