Dostoevskij diventa teatro. "Il giocatore" come è oggi

Una pièce ispirata al libro dello scrittore russo Slot e scommesse. Gli attori: il vizio che vediamo

Basta comprare un gratta e vinci, o buttare soldi in una slot-machine del bar più fetido della città, perché venga in mente Fëdor Dostoevskij. Nessuno come lui ha descritto che cosa significhi scommettere, fino a perdere il senno, su una pallina che gira nella roulette, su una carta pescata a caso, su un numero che forse farà la nostra fortuna o ci porterà alla rovina. «Il giocatore», romanzo che Dostoevskij dettò in 28 giorni alla futura moglie Anna (venne pubblicato nel 1866), era una scommessa: non fosse riuscito a scriverlo, l'autore avrebbe perso, stritolato dai debiti, i diritti su tutti i suoi libri. Ora quel romanzo, tra i capolavori di una prodigiosa generazione di scrittori russi (a proposito, oggi dalla Russia, liberata dagli zar e dal comunismo dei gulag, non arriva più neanche una pagina di qualche valore...), è uno spettacolo al Parenti fino a domenica 4 febbraio. L'adattamento è di Vitaliano Trevisan, la regia di Gabriele Russo, la produzione è della Fondazione Teatro di Napoli-Teatro Bellini con il Teatro Stabile di Catania.

«A un potenziale spettatore, direi di sedersi in poltrona per evitare di leggere il libro», scherza, ma non tanto, il protagonista Daniele Russo, in scena il ludopatico Aleksej Ivànovic, che poi sarebbe lo stesso Dostoevskij. «Non perché il romanzo non sia il capolavoro che sappiamo, ma perché nel nostro allestimento, in un non-luogo e non-tempo, parliamo del vizio del gioco oggi sotto gli occhi di tutti». Attenzione, lo spettacolo - ha avuto ottimi riscontri di pubblico in altre città - non è teatro civile di denuncia della ludopatia.

«In gioco Dostoevskij, e noi rispettiamo il testo originale, mette le vite degli altri, e pure la sua», dice l'attore. «Il regista ha colto appieno le potenzialità teatrali di un romanzo considerato quasi irrappresentabile». La vicenda si svolge nella città tedesca di Roulettenburg, calco di Wiesbaden, le cui sale da gioco erano frequentate dall'autore di «Delitto e castigo». Tra dramma e commedia, il precettore Aleksej viene assorbito dal vizio che connota una delle «opere malate» (tali erano, per Tolstoj, i romanzi di Dostoevskij) della letteratura russa. Di compulsivo non c'è solo il gioco, ma l'amore, la furia e leggerezza con le quali si distruggono relazioni, fino alla perdita di se stessi. Nella città del gioco, appare a un certo punto la «baboulinka» (nonnina) di cui ci si aspettava la morte: la sua eredità avrebbe risolto molti problemi, pagato molti debiti. Invece, la nonnina si mette a giocare, e la ruota del destino e dell'azzardo si rimette in movimento. Non raccontiamo di più. Con Daniele Russo, in scena ci sono Marcello Romolo, Camilla Semino Favro, Paola Sambo, Alfredo Angelici, Martina Galletta, Alessio Piazza, Sebastiano Gavasso.