Dal dottore col cellulare? No ai video «A rischio la fiducia medici-pazienti»

Gli ospedali: «Non vogliamo che lo studio diventi un tribunale»

Maria Sorbi

Spiare il medico con il telefonino. Durante le visite. Molti pazienti lo fanno clandestinamente, ma ora arriva una delibera regionale che, di fatto, regola le riprese e le registrazioni. A patto che non vengano pubblicate su Facebook. A breve nelle strutture sanitarie apparirà un cartello che informerà i pazienti sulle pratiche corrette in tema di registrazioni. Si tratta di un «regolamento» per evitare comportamenti scorretti e «arginare» l'articolo 5 del codice della privacy, attivo a livello nazionale.

Tra i medici però scoppia il putiferio. Ieri all'ospedale Sacco - Fatebenefratelli si è riunito il collegio dei primari presieduto dal direttore di cardiologia Maurizio Viecca. E tutti, all'unisono, chiedono al presidente regionale Roberto Maroni di dare «un'aggiustata» alla linea. E soprattutto di stabilire regole comuni a tutte le regioni, con un confronto con il ministro alla salute Beatrice Lorenzin. Viecca spiega che il collegio è unanime: «Autorizzando le registrazioni - spiega Viecca - si rischia di ledere il rapporto fiduciario tra medico e paziente. Non si vuole che la sala visite sia trasformata né in un'aula di tribunale né in un evento da avanspettacolo». Anche perché, paradossalmente, la delibera regionale potrebbe essere interpretata anche «al contrario». E cioè potrebbe essere anche il medico a filmare le visite. Per proteggersi da eventuali grane con i pazienti. E allora sarebbe un disastro. Per questo anche l'ordine dei medici ha deciso di andare fino in fondo ed ha presentato un ricorso al garante della privacy. «La delibera regionale - spiega il presidente Rossi - di fatto legittima le registrazioni che il paziente fa all'insaputa del personale sanitario, ma stigmatizza le registrazioni occulte che vengono fatte per evidenziare le manchevolezze delle strutture sanitarie». Ovviamente un medico che sa di poter essere registrato mentre svolge il suo lavoro lo mette sulla difensiva. E in questo modo può aumentare il numero di esami prescritti e di analisi, più per tutelarsi da eventuali problemi che per effettiva necessità clinica. Tradotto: un'impennata della medicina difensiva anti causa legale e un costo lievitato per le casse sanitarie, per sostenere quel surplus di visite e di esami specialistici che tante volte non servirebbe nemmeno. Portando il discorso all'estremo, secondo il presidente dell'ordine dei medici Rossi, il medico potrebbe anche arrivare ad astenersi dal curare un paziente e non accettarlo in cura. E questo vorrebbe dire correggere l'organizzazione delle strutture sanitarie. In sostanza il paziente verrebbe visto come una «minaccia» e non come un soggetto da prendere in cura. E va bene il sacrosanto diritto di chi è malato di tutelare i propri diritti e denunciare ciò che non funziona, ma nascerebbero tanti improvvisati reporter che rischierebbero di rovinare anche il lavoro di professionisti seri e che si impegnano.