Dov’è finito il tavolo per Milano?

A proposito di Malpensa, che fine ha fatto il «tavolo per Milano»? Forse non ricordate di cosa si tratta, giacché da tempo se ne è persa traccia. Rinfreschiamo la memoria: è quell’organismo col quale il governo, spaventato dall’esplodere della «questione settentrionale» e soprattutto dall’annosa incapacità del centrosinistra di riconquistare Milano, si proponeva di ascoltare le ragioni della metropoli, tradizionalmente trascurata da Roma. Come, ad esempio, nel caso Malpensa. Molta enfasi, poi il silenzio. Non dico, per carità, che non abbiano più combinato alcunché. Il fatto è che noi non ne sappiamo nulla. Ed è strano, soprattutto dato il carattere propagandistico che il governo dava all’operazione. Ma è ancora più strano in questi tempi di primarie del nascituro Partito democratico, visto che per il governo a quel «tavolo» dovrebbe sedere il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Enrico Letta, uno degli antagonisti di Veltroni in questa competizione a cui tanta attenzione riserva la «grande stampa» compiacente. Letta è un politico serio e preparato, sinceramente attento alla questione settentrionale: ebbene, oggi gli farebbe comodo poter rivendicare qualche successo di quel suo «tavolo per Milano». Infatti uno degli handicap di Veltroni al Nord è di essere un po’ troppo sindaco di Roma, facendo di questo ruolo, tanto esaltato dalla stampa amica, il suo trampolino propagandistico. A Letta, perciò, sarebbe utile qualche concreta referenza nordista, cominciando magari dal caso Malpensa, che Veltroni, come al solito, elude. Ma il fatto è che, strumentalizzazioni politiche a parte, questo «tavolo» scomparso farebbe tanto comodo a Milano: perciò sarebbe utile saperne qualcosa di più. Se c’è qualcosa da sapere.