Dubbi della Regione e fallimento Ligresti: nuovo stop all'istituto di ricerca biomedica

Aumenta il fronte di chi sostiene che l'istituto di ricerca Cerba non si farà mai. Il motivo? La Regione Lombardia ha detto chiaramente che non sgancerà un euro per realizzare il centro né aumenterà i finanziamenti per gli accreditamenti dei posti letto. Poiché quelli previsti sono 1.600, vien difficile pensare che possano essere tutti privati.
Per di più in tanti sollevano il problema della sede al parco Sud, non si capisce se per una reale volontà di salvare il verde o come alibi per nascondere altri interessi e «boicottare» il progetto. Eppure quella in via Ripamonti, a fianco dello Ieo di Veronesi, sarebbe l'unica sede sensata per un progetto del genere. Tutto è fermo al palo e, come ha detto più volte l'assessore all'Urbanistica del Comune Lucia De Cesaris, «ora la parola è alle banche». Che sarebbero le uniche in grado di far svoltare il destino del Cerba dopo il crack del gruppo Ligresti, proprietario dei terreni. Al momento il progetto del Cerba è congelato per sei mesi. All'inizio del 2014 si deciderà che farne: cestino della carta straccia o ruspe? Intanto il Comune di Milano ha confermato la sospensiva della diffida fino alla fine del 2013, in attesa del concordato fallimentare e «dell'individuazione del nuovo soggetto proponente». Anni fa si parlava di 620mila metri quadrati di intervento edilizio per costruire un unico grande polo medico-scientifico e di ricerca che unisse il Cerba e la Città della Salute. Un gioiello su cui in pochi hanno creduto davvero. Compreso lo Ieo, che è entrato come socio promotore della Fondazione Cerba, ma a differenza degli altri soci, non ha mai investito capitali. E quando si è trattato di approvare il trasferimento del centro cardiologico Monzino (gruppo Ieo) nelle nuove strutture del Cerba, per dare l'esempio e avviare il progetto, si è opposto.