Due comitati. E una giunta tutta di big

Lista civica «Milano aperta», senza il nome del manager

Una sede di rappresentanza in piazza Duomo (vicino al simbolo di Milano e a Palazzo Marino) e un comitato elettorale in una zona più decentrata, magari dalle parti di piazza Argentina e Buenos Aires come fece l'ex sindaco Gabriele Albertini. Un buon auspicio. Stefano Parisi sta avviando la «macchina» delle Comunali. Dopo la cena-debutto due sere fa al Westin Palace hotel con Silvio Berlusconi, lo stato maggiore di Forza Italia (da Mariastella Gelmini a Daniela Santanchè, Laura Ravetto, Paolo Romani, Michela Vittoria Brambilla) e duecento imprenditori, ieri il candidato sindaco del centrodestra ha rivisto di nuovo il Cav ad Arcore. «Lui è un grande esperto di campagne elettorali, per me invece è la prima volta mi sta dando anche lezioni di comportamento: chiudere il bottone della giacca, non guardare fisso la telecamera» scherza dopo l'incontro. Domani nel salotto di Porta a Porta poteva andare già in onda il primo faccia a faccia con l'ex commissario Expo Giuseppe Sala, ma l'uomo del Pd ha declinato per altri impegni. «Spero ci confronteremo presto» dice Parisi. Si va sciogliendo anche il nodo della lista civica del sindaco. Nonostante qualche resistenza in Forza Italia, è quasi assodato che il listone ci sarà (forse non con il nome di Parisi, potrebbe chiamarsi «Milano aperta»). Azzurri e leghisti ovviamente potrebbero indicargli figure extra-partito, dal mondo delle università alle imprese, che hanno incrociato in questi anni di opposizione alla giunta Pisapia. Il candidato lo ha ripetuto spesso nei giorni scorsi ai colonnelli del centrodestra «molte persone che votavano in passato il centrodestra non si sono spostare in questi anni a sinistra, ma hanno semplicemente smesso di andare alle urne. E mi dicono che ci tornerebbero più volentieri per un movimento slegato dai partiti. Il nostro obiettivo deve essere allargare al massimo i consensi, quindi be venga mettere in campo tutti gli strumenti». D'altra parte anche nel corso della cena ha ribadito di essere be consapevole che la sfida che ha accettato «è nazionale, se vinciamo a Milano torneremo a governare anche il Paese, sarà un messaggio forte al governo Renzi». E starebbe prendendo quota l'idea, in caso di vittoria, di formare una giunta di altissimo livello politico: Salvini si è già offerto come assessore o consulente gratuito alla sicurezza, anche Gabriele Albertini entrerebbe in giunta, forse persino Maurizio Lupi (che guiderà una lista non targata Ncd ma civica, il nome più quotato è «Milano Popolare»). Un «mini-governo», insomma, da mostrare al Paese come spot in vista delle Politiche 2018.ChiCa