Due donne uccise in quattro giorni 3mila violenze l'anno

Paola Fucilieri

Quando un uomo vuole umiliare una donna sa sempre dove colpire. Sottile e appuntita è l'arma della parola, che arriva a quel che le botte, seppur pesanti, non riescono nemmeno a scalfire: l'anima. In fondo uccidere è un gesto definitivo, terribile, ma più rozzo perché toglie la vita a qualcuno che spesso non sa da un pezzo nemmeno più cosa significhi «esistere». Milano in questi giorni ha fatto tremare e rabbrividire. La notte di giovedì 12 gennaio, infatti, Tiziana Pavani è stata uccisa a colpi di bottiglia in testa nella sua casa di via Bagarotti, quartiere Baggio. Gli investigatori della squadra mobile hanno arrestato per questo omicidio un tossicodipendente trentaduenne che aveva conosciuto Tiziana quasi cinque anni fa. Lei, segretaria in un asilo, stava cercando di aiutarlo, lui l'ha fatta fuori. Domenica, Rosanna Belvisi, 50 anni, è stata accoltellata nel suo appartamento di via Coronelli, zona Lorenteggio dal marito cinquantatreenne che da tempo le «riservava» attenzioni particolari con il coltello e la picchiava regolarmente, cioè da una vita. Lei non aveva mai voluto denunciarlo che, nel frattempo, aveva avuto un figlio da un altra donna, senza però mai dimenticare di menare la moglie e di giocarsi i soldi che lei, l'unica in casa ad avere un lavoro, alle slot. Uno sbandato e un marito manesco e balordo. Omuncoli da strapazzo. Non crediate però che i maltrattamenti in famiglia siano un «vezzo» delle classi sociali più sfortunate. Il reato è trasversale, s'insinua nelle pieghe mentali distorte anche di uomini cosiddetti «di successo». Per avere un'idea: gli interventi per liti in famiglia, ogni anno, a Milano sono più di 3 mila. Il maltrattamento è un reato anche psicologico, le donne faticano a denunciare il padre dei propri figli, per vergogna, per paura, spesso lo perdonano o hanno un'ambivalenza che in ambito psicologico chiamiamo Sindrome di Stoccolma. È anche nel tentativo di arginare la violenza sulle donne che l'Ufficio prevenzione generale della questura di Milano, diretto da Maria Josè Falcicchia, ha elaborato il protocollo «Eva», con procedure di intervento e un ricco database per tenere traccia dei segnali anche minimi di aggressioni familiari e all'interno delle coppie: liti, ingiurie, minacce, fino ai reati più gravi.