"Il Duomo protetto ogni anno con restauri per 15 milioni"

Dopo il disastro di Notre-Dame la Veneranda Fabbrica e i responsabili del Cenacolo spiegano come li difendono

L'unica formula possibile per prevenire disastri come quello accaduto a Parigi è la manutenzione quotidiana delle opere d'arte, siano essi affreschi, cattedrali, chiese o sculture. «Massima disponibilità a collaborare in ogni forma, qualora i colleghi francesi lo ritenessero utile» il messaggio di Gianni Verga, presidente del Collegio degli Ingegneri e Architetti di Milano ai colleghi. «Nell'esprimere vicinanza a tutta la Francia ci mettiamo a disposizione degli ingegneri e degli architetti francesi per sostenerli nell'azione di ripristino di una struttura-simbolo del mondo intero con tutte le nostre forze e le nostre professionalità, nel caso lo ritenessero opportuno».

Davanti all'immagine delle fiamme, il pensiero vola al Duomo: l'ultimo incendio, che risale al XVII secolo, divampò nelle sacrestie, un tempo abitate e riscaldate con bracieri. La nostra cattedrale però è strutturalmente diversa da quella di Parigi, a partire dal tetto che a Notre Dame era realizzato con una quantità di legno pari a un bosco di 21 ettari, mentre nel Duomo ha una struttura in marmo e laterizio. Certo, lo «scorbutico» marmo di Candoglia , come affettuosamente lo chiama Francesco Canali, direttore Lavori Cantieri della Veneranda Fabbrica del Duomo presenta altre criticità. «Per quanto riguarda gli incendi, a rischio sono più che altro il coro, l'organo e gli arredamenti lignei. In particolare le parti in legno dell'organo risalgono al XVI secolo. Sono stati installati rilevatori di fumo e posizionate manichette antincendio con Co2 e con acqua vicino allo strumento. Così i rilevatori di fumo - spiega Canali - sono collegati al capocantiere di giorno e di notte oltre che alla centrale dei vigili del fuoco. Un paio di mesi fa, cogliendo l'occasione della manutenzione generale dello strumento, sono stati ammodernati gli elettromeccanismi».

Certo, il marmo del Duomo ha altri punti deboli: «Con il passare degli anni, per esempio, rischia di creparsi e compromettere la stabilità di alcune parti della cattedrale. In questo caso ci preoccupiamo di sostituire integralmente i blocchi che si ammalorano - contin ua l'ingegnere - Certo, sostituire la chiave di volta di un arco di 18 metri di luce è sempre una scommessa». Due mesi fa la Veneranda Fabbrica ha acquistato e messo a punto un sistema di monitoraggio strutturale, che lavora su una prospettiva dinamica, in grado cioè di registrare anche le vibrazioni. Il costo? 200mila euro. La Guglia Maggiore soffre in modo particolare le raffiche di vento: è uscita indenne il 29 ottobre dalla tempesta di vento che soffiava a oltre 100 km orari. «Il vero problema - racconta Canali - non è tanto l'intensità, quanto la ciclicità di questi eventi. Che fare quindi? La risposta è sempre quella: manutenzione ordinaria, che vale 15 milioni di euro l'anno almeno. In gioco c'è la nostra identità più profonda».

Stessa risposta arriva dalla direttrice del Polo Museale della Lombardia e del Cenacolo vinciano, Emanuela Daffra: «Siamo tutti sguarniti davanti agli imprevisti e alle fatalità, l'unico strumento che abbiamo è la manutenzione ordinaria». Dal 2016 il Polo sta mettendo a punto un «piano di sicurezza antincendio molto puntuale che viene costantemente monitorato». Impossibile fare una scala dei rischi che il capolavoro vinciano corre quotidianamente. «Intrusioni non ce ne sono mai state» specifica Daffra, mentre sotto i bombardamenti del 1943 crollò il muro orientale del refettorio, ma non quello del Cenacolo. «La struttura è come una scatola di scarpe». Nonostante Milano non sia una zona sismica, come è noto, possono arrivare le derivazioni delle scosse. Il basamento su cui poggia la Pietà Rondanini, per esempio, è antisismica: «Mettiamo in atto tutto ciò che è nelle possibilità tecnologiche per salvaguardare l'opera, ma è vero anche che le strutture possono collassare per l'età». La gestione ordinaria del Cenacolo costa mezzo milione di euro ogni anno».

Marta Bravi

Commenti

cgf

Mer, 17/04/2019 - 23:56

non ditelo troppo forte