E la burocrazia blocca il cluster del cacao

Il cluster del cacao è ancora chiuso e se non si interviene presto, lo resterà ancora a lungo. Soltanto un Paese su sei ha aperto i battenti, il Ghana, mentre arredamento e prodotti degli altri si sono bloccati alle dogane. Anche il Camerun ha richiuso le porte dopo averle aperte per qualche giorno. Nel settore di Expo dedicato al cioccolato, soltanto le rivendite della Perugina e della Lindt sono aperte e in efficienza come il padiglione del Ghana.

Uno dei motivi di questa situazione, come nel caso di Sao Tomè Principe, è il mancato accordo su chi dovesse pagare i dazi per entrare in Europa: secondo chi lavora lì, alcuni Stati pensavano fosse un problema che avrebbero risolto l'Italia o Expo stessa. La società però ha già messo molto impegno per realizzare, è la prima volta per un'esposizione, i padiglioni dei Paesi che non potevano permettersi la costruzione in proprio.E non sembra avere intenzione di spendersi ancora. Comunque o si trovano gli accordi, o i materiali della piccola nazione resteranno a Lisbona, li hanno spediti lì perché è un'ex colonia portoghese che ha mantenuto i contatti con il Portogallo.

E adesso rischiano di non arrivare. Altri invece sono in viaggio sugli aerei: erano stati preparati senza essere imballati. Una condizione che ne rendeva impossibile il trasporto. La macchina di Expo allora si è messa in moto: è stato trovato qualcuno che andasse nei porti dove le merci erano in attesa e le imballasse velocemente per poi caricarle sugli aerei. E ora stanno per raggiungere Rho, giurano da Expo: secondo la società, che ha registrato ritardi su tutti i cluster, saranno però aperti tutti entro il 15. Dall'ultima comunicazione alla stampa, in occasione dell'apertura, la promessa è che da quella data sarà tutto pronto. Un proposito ribadito ancora da Expo ieri: i responsabili sembrano certi che tutto andrà secondo programma.

Le persone in servizio ai banchetti esterni, quelli sì già pieni di leccornie come il palco all'aperto da cui spiegano come mangiare i vari tipi di cioccolato, allargano le braccia perché non sanno come spiegare l'accaduto. Tra l'imbarazzo e la vergogna cercano di giustificarsi, quasi fossero loro a non aver organizzato tutto per tempo rimediando una brutta figura. Ma anche questo è parte dello spirito di Expo: il personale nei padiglioni, e non solo, è gentilissimo e in continua interfaccia. I rappresentanti dei vari apparati di sicurezza, sia privati che pubblici, si aggiornano a vicenda continuamente nonostante la babele di lingue parlate. E anche chi si occupa dell'accoglienza agisce come un'unica entità. Nel complesso, da quando si entra a quando si esce si ha l'impressione di un gruppo coeso che rema nella stessa direzione.