E la Divina Commedia diventa un'opera musical

L'8 marzo sbarca a Milano la nuova produzione firmata dalle musiche di Marco Frisina

Ritorna dopo molto tempo a Milano, in una nuova veste, sempre da kolossal ma con un taglio più contemporaneo. É La Divina Commedia, l'opera musicale che, esattamente dieci anni fa, aveva occupato in ogni suo centimetro l'amplissimo palcoscenico del PalaSharp, mentre oggi andrà in scena al Teatro Ciak dall'8 all'11 marzo (ore 20.30, domenica ore 16, ingresso 55-20,50 euro, info 02.84.26.92.60). Allora, si trattava di tre ore e mezzo di spettacolo (450.000 spettatori dal debutto alla fine del tour), oggi una nuova narrazione, nuovi cast tecnici e artistici, nuovi arrangiamenti e addobbi tecnici e tecnologici d'avanguardia, come le proiezioni in 3D, più di duecento costumi e un corpo di ballo acrobatico, si calano in due ore e venti di un'opera che, al centro, pone sempre il capolavoro letterario del divino Dante. Qualcosa, va da sé, da trattare con religioso rispetto. Diretto da Andrea Ortis su musiche di Monsignor Marco Frisina e testi dello stesso Ortis con Gianmario Pagano, questo musical («si può anche chiamare così, spiega il regista dopo tanti decenni il genere musical ha avuto molte declinazioni») si avvale di un cast di ventidue elementi e della voce narrante di Giancarlo Giannini. Tra i protagonisti spiccano Antonello Angiolillo nel ruolo di Dante, Andrea Ortis in quelli del poeta latino Virgilio e Myriam Somma nelle vesti di Beatrice. Presentato ieri mattina all'ultimo piano della Rinascente con suggestivo sguardo sulle guglie del Duomo, La Divina Commedia ha offerto un assaggio di sé attraverso un breve duetto vocale tra Angiolillo e Somma. Proprio quest'ultima viso trecentesco di luminosa bellezza e voce da soprano ha colpito per l'aderenza estetica all'idea, per così dire platonica, che ci si è fatti del personaggio di Beatrice: «Ho sostenuto diversi provini e all'inizio non sapevo se sarei stata Beatrice spiega al Giornale Myriam Somma Del sommo testo avevo ricordi risalenti al liceo, e lì è rimasto. Ma di questo spettacolo ero appassionata già dalla prima versione: ho cantato per anni in un coro nella mia città natale, Sorrento. Già affrontavo, quindi, i brani del maestro Frisina, anche quelli della Divina Commedia. A prescindere dal testo di dante, questa Beatrice da musical è più terrena, più umana. Non si è voluto cadere nelle stereotipo del ruolo: non sono un angelo che aspetta Dante sulle porte del Paradiso, ma una donna che prende per mano il poeta e lo porta verso la luce». Tra le difficoltà affrontate in questa poderosa messa in scena, Myriam Somma mette in cima il canto: «Sono un soprano, ma l'altezza dei brani che canto è impegnativa, e oltre a ciò ho dovuto cercare di non marcare troppo le note, offrire potenza ma anche una certa morbidità. Perché il canto di Beatrice deve essere per Dante un abbraccio». Nel passato di Myriam, dal 2015 ad oggi, anche Il Conte di Montecristo di Francesco Marchetti e Robert Stiner con la regia di Gino Landi e Canterville di Flavio Gargano e Robert Steiner con la regia di Marco Simeoli, entrambi spettacoli di allestimento importante. Il sogno di Beatrice è Londra: «Mi piacerebbe cantare nel West End, magari nel mio musical preferito: Wicked, una sorta di prequel de Il Mago di Oz o vestire il ruolo di Christine nel Fantasma dell'Opera». Myriam Somma vive a Roma ma ha un felice rapporto con Milano: «Il pubblico milanese è molto caloroso e molto interessato a questo genere teatrale. E sento una grande aspettativa su questo spettacolo in particolare».