E il governo rifila 3mila dipendenti alla Regione

Mentre si guarda bene dal tagliare le sue spese e soprattutto gli sprechi della pubblica amministrazione, il governo Renzi assestare un'altra bella scoppola sulla disastrate casse delle Regioni già costrette a tagliare i servizi per far tornare i conti. Perché un emendamento alla legge di Stabilità presentato proprio dal governo, potrebbe costringerle ad assumere il 50 per cento dei dipendenti delle Province ormai destinate a una lenta eutanasia. L'inevitabile conseguenza della legge Delrio entrata in vigore lo scorso aprile sotto il titolo di «Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni» per ridisegnarne confini e competenze. Una rivoluzione di cui non tutto è ancora chiaro, ma che impone la necessità di trovare un posto di lavoro per quelle migliaia di dipendenti finora alle dipendenze di amministrazioni che stanno per scomparire.

A lanciare l'allarme è il governatore Roberto Maroni che si trova alle prese con un'altra bella grana. Perché oltre a non aver ben chiaro quali saranno le competenze che passeranno alla Regione, ora si deve pure accollare la metà dei dipendenti altrui che, secondo Affaritaliani.it , potrebbero essere tra le 2.500 e le 3mila persone da ricollocare. «La brutta novità - si lamenta Maroni - è questo emendamento del governo Renzi che per la Regione significherà maggiori costi, un altro onere aggiuntivo al bilancio di 130 milioni di euro». Ma a questo punto, chiede il governatore, si dovranno almeno rivedere i compiti delle Province. «Perché io ero del parere che le competenze andassero loro lasciate. Ma se adesso i loro dipendenti devono passare in capo alla Regione, allora forse è il caso che anche le funzioni vadano trasferite».

Per l'assessore al Bilancio della Regione Massimo Garavaglia, che è anche coordinatore degli assessori regionali agli Affari Finanziari, «nelle Province sta per scoppiare la bomba degli esuberi del personale». E a margine della Conferenza delle Regioni ha detto che «i tagli alle Regioni restano irragionevoli e ci sarà una riduzione di servizi ai cittadini».

Dal consiglio regionale, intanto, il presidente Raffaele Cattaneo a margine del convegno «Gli snodi della riforma costituzionale sul Senato, Titolo V e sull'assetto degli enti locali», ha lanciato l'idea di un passaggio asole nove Regioni. «Una proposta presentata durante la conferenza delle Assemblee legislative regionali e a tutti i capigruppo del consiglio regionale. Il regionalismo va difeso perché è ancora oggi una forma organizzativa dello Stato adeguata che dà risposte concrete alle esigenze dei cittadini, ma che dopo tanti anni ha molti aspetti che sono da rivedere e superare. L'accorpamento a nove Regioni ha l'obiettivo di aggregare territori più simili per dimensioni e prodotto e costruire soggetti più adeguati».