E il grillino scopre la politica «anomala»

Un modo di fare politica «anomalo», un metodo di lavoro che punta sullo «sfinimento reciproco» (come le sedute da 25 ore)», una politica da suk. Il giudizio del grillino Mattia Calise (nella foto) sulle maratone che hanno impegnato i consiglieri comunali in queste ultime settimane. Non è così che si fa politica - secondo Calise giovanissimo consigliere alle prime armi - autore di una lettera molto dura al presidente del consiglio, Basilio Rizzo contro la modalità «dirigistica e mercantilistica» con cui è stata portato avanti il dibattito sulle tasse, che «come cittadini siamo determinati a modificare».
La colpa? Della modalità verticistica con cui viene gestita la politica dalla maggioranza, che così facendo non coinvolge la città, concedendo spazio all’opposizione, di cui per altro il Movimento Cinque Stelle fa parte. «Se l’operato della maggioranza fosse realmente improntato ai principi di condivisione e trasparenza promessi nella campagna elettorale, ogni decisione sarebbe supportata dalla maggior parte dei cittadini attivi e consapevoli, e qualunque azione ostruzionistica classica diventerebbe un boomerang per l’opposizione, che ne risulterebbe danneggiata all’istante. É invece a causa del decisionismo calato dall’alto - commenta Calise - che ha contraddistinto questo primo anno di governo della maggioranza che, l’ostruzionismo trova spazio e motivazioni da propagandare, anche se in concreto nulla sposta a conti fatti, dimostrando solo l’impotenza di tale modalità di fare opposizione».
Il risultato? Anche un consigliere dell’opposizione, che non condivida questo metodo, ne risulta danneggiato: «sono convinto che il mio ruolo di consigliere, volto a contribuire al controllo del Comune e delle sue aziende partecipate, e all’indirizzo dell’esecutivo, non possa essere svolto correttamente se costretto a rimanere bloccato in paradossali sedute per il ricatto di alcuni gruppi politici. Credo che lavorare in queste condizioni non possa che peggiorare la qualità del lavoro che facciamo, in quanto le analisi tecniche e gli studi degli uffici vengono sostituite da trattative informali delle forze politiche, con tutti i limiti del mercanteggiare più per questioni di immagine che altro».