E i politici riescono a discutere anche sul sagrato del Duomo

Un vento dispettoso scompiglia l’abito elegante di papa Benedetto XVI sul sagrato del Duomo, dove da cardinale celebrò il funerale di don Giussani, ed è il sindaco Giuliano Pisapia ad aiutarlo con mantellina (detta pellegrina) e zucchetto. La fede, le parole del Santo Padre, «deve animare tutto il tessuto della vita, personale e comunitaria, privata e pubblica, così da consentire uno stabile e autentico “ben essere”, a partire dalla famiglia», da riscoprire «quale patrimonio principale dell’umanità». E la politica risponde con il discorso ufficiale proprio di Pisapia davanti alla facciata della cattedrale dedicata a Maria Nascente. «Con il cardinale Scola - dice - siamo arrivati quasi insieme a guidare la città e stiamo cercando di camminare fianco a fianco». Non solo. «Sono certo che noi possiamo fare tanto se i nostri valori sapranno unire invece che dividere». Una promessa di lavoro comune. Perché «le parole che ci uniscono sono: accoglienza, responsabilità e servizio». Buoni propositi che non convincono il vicepresidente del consiglio comunale Riccardo De Corato. «Ci fa piacere che Pisapia nell’euforia abbia parlato di cammino fianco a fianco con il cardinale Scola, evidentemente ha le memoria corta visto che oggi a Milano mentre arrivava il Papa lui ha fatto pubblicare, sul sito del Comune, il bando per le famiglie in crisi in cui si danno contributi anche a quelle gay». «È un gesto di responsabilità - sottolinea il governatore Roberto Formigoni - sancire le unioni davanti a un sacerdote o davanti alla legge. La famiglia vera è formata da padre, madre e bambini che chiedono un legame di forte stabilità fra padre e madre». Poi la staffilata al governo. «Questo è il primo caso in cui proclama un grande evento e poi non interviene per finanziarlo». E difende la Regione che ha stanziato due milioni di euro per la Fondazione che ha organizzato l’incontro mondiale della Famiglia. «C’era tanta gente in piazza Duomo - racconta - e il Papa è in grande forma: ha ricordato la famiglia, la Chiesa, la diocesi ambrosiana». E «belli», per Formigoni, gli interventi di Pisapia e del cardinale Angelo Scola. Per cui sicuramente beneaugurante può essere considerato l’accenno di Benedetto XVI al fatto che ben due arcivescovi di Milano siano già saliti al soglio di Pietro. «Con la sua selva di guglie - ha spiegato - il Duomo ci invita a guardare in alto, a Dio. E proprio tale slancio verso il cielo ha sempre caratterizzato Milano e le ha permesso nel tempo di rispondere con frutto alla sua vocazione: essere un crocevia di popoli e di culture». E oggi, durante l’incontro con le autorità, il presidente della Provincia Guido Podestà, donerà al pontefice una scultura del direttore della Permanente, il maestro Alberto Ghinzani, un Cristo redentore in bronzo. «La Vostra presenza nel Milanese - si legge nel biglietto di accompagnamento vergato dallo stesso Podestà - è viatico di speranza, di forza e di fiducia e resterà a lungo motivo e sprone per la costruzione del bene comune, nella consapevolezza di una responsabilità universale che tutti unisce». «Santo Padre il destino ha voluto che questo incontro si tenesse a poca distanza di tempo e di luogo dal grave sisma», l’accoglienze del sovrintendente di Stephane Lissner prima del concerto diretto dal maestro Daniel Barenboim comunicando la decisione della Scala di dedicarlo alle genti dell’Emilia colpite dal terremoto. Critico Formigoni: «Non doveva capitare alla Scala» - secondo il governatore - di dimenticare la Lombardia, con i suoi 3mila sfollati, i danni e le 100 chiese distrutte o quasi nel Mantovano. Dopo il concerto il Papa ha salutato le maestranze nel retropalco del teatro. Per il ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi la sua presenza alla Scala è «un segno di gratitudine per la cultura milanese».