E a Milano scese in pista la febbre del sabato sera

Lo scrittore Luca Pollini ripercorre il boom di locali come l'«Odissea» e il «Rolling». E la musica dei La Bionda

Narrano le cronache che il soldato Righi Stefano abbia dovuto dimostrare al medico di essere davvero uno dei Righeira, cantando live Vamos a la Playa in uniforme e anfibi, per ottenere la licenza e partecipare al Festivalbar. Su youtube gira ancora il video della bellissima Christina Moser mentre si esibisce, accanto a Maurizio Arcieri, all'Arena di Verona: era il periodo pre- punk dei Krisma e lei, cantando Amore, indossava un abito con spacco mozzafiato che fa capire come, in fondo, Belen con la sua farfallina e la scalinata di San Remo, non si fosse inventata nulla. Pensi alla “dance”, alla disco music che arrivò dall'America negli anni Settanta e pensi che è già tempo di codificarne i ricordi attraverso un libro. Ci ha pensato con «Ribelli in discoteca, quando la disco music cambiò il mondo» (ed. No Reply, pagg 220, euro 14), Luca Pollini, 55 anni, scrittore e giornalista «Ma non chiamatemi critico» che ha percorso un viaggio musicale fuori e dentro la musica e i locali milanesi che hanno fatto la storia. Presentato a Book City, il «libello» attraversa il boom di molti locali. «Bocciofile, circoli dopo lavoro, garage – spiega Pollini - : furono queste le prime disco a Milano». Che non era ancora da bere: «Al Nepentha – ricorda l'autore - il volume si abbassava alle 23 e alle 2 tutti a casa». Poi c'era il Biberon: perfetto per «coppie» perché il volume non era così alto e si poteva ancora parlare. Il catalogo delle notti milanesi è lungo e colorito: dal pavimento che tremava ad ogni giro di basso all'American Disaster al Divina con la mitica Pr Big Laura: «Fu lei a rivoluzionare il concetto di disco portando vip e modelle nei parterre». Nasceva così la discoteca moderna, passando fino all'epopea del Plastic e dell'Odissea 2001. «Oggi? – aggiunge Pollini – le discoteche di allora non ci sono più». Nei locali va forse più lo sballo del ballo e «A parte qualche isola “felice” – aggiunge l'autore – di revival come il Club Haus, la notte è nelle mani dei Dj set». Allora invece c'erano i Fratelli La Bionda, da Ramacca di Catania, a muovere alla conquista del mondo al ritmo di One for you, one for me. E fu anche saltando sulle piste milanesi che ci riscoprimmo tutti un po' più Figli delle stelle. Il libro, infatti, riporta anche contributi inediti di Alan Sorrenti, Claudio Cecchetto, dei Gazebo e del produttore Roberto Turatti. «La disco music – precisa Pollini - fu quasi una serie B, rispetto al rock – dice Pollini -: era appannaggio di voci nere come Barry White e Donna Summer». A sbiancare la disco «furono i Bee Gees e il travoltismo». Già, era il 1978, l'anno della «Febbre del sabato sera» e di quel Tony Manero che ancheggiava la notte in discoteca. «Lui però – aggiunge Pollini - ci andava alle 22 perché di giorno lavorava in ferramenta». E allora ecco la pista da ballo che diviene nuovo luogo d'incontro. La fine della Disco? Per Pollini è tutta in un'altra canzone «manifesto»: ancora loro, i Righeira, con «L'estate sta finendo».