E il Poldi Pezzoli svela i segreti nei cassetti

Pezzi storici del design sfilano accanto alla collezione antica del museo

Simone FinottiCapita, a volte, che un normalissimo oggetto di tutti i giorni diventi lo spunto per una riflessione profonda che coinvolge le nostre intime prospettive sul mondo. O magari l'occasione, Proust insegna, per riscoprire parti di noi che avevamo dimenticato. I cassetti, ad esempio: protagonisti della nostra quotidianità ma anche oggetti-simbolo dai mille significati metaforici. Quanti segreti custodisce un semplice cassetto? La deliziosa mostra «Quasi segreti, cassetti fra arte e design», aperta da domani al 25 aprile al Poldi Pezzoli, prova a rispondere a questa suggestiva domanda.L'esposizione, nata dalla collaborazione tra Museo e Inventario e curata da Beppe Finessi, si concentra su cassetti e cassettiere a cavallo fra espressione artistica e disegno industriale, ma anche fra funzionalità e metafora. Si tratta di una particolare tipologia nella storia dell'arredamento che già è ben rappresentata da diversi pezzi storici della collezione Poldi Pezzoli, e che stavolta viene indagata con la lente del design contemporaneo, mettendo a confronto maestri di oggi e di ieri che hanno riletto e interpretato questa presenza domestica così consolidata nella nostra tradizione dell'abitare, ma anche capace di suggerire visioni ed evocare atmosfere che sembravano perdute. Il racconto, che si snoda attraverso l'intero percorso espositivo del museo, affianca le più tradizionali cassettiere a sviluppo verticale, in cui anche le maniglie possono diventare parte decisiva, come in Genesio di Alik Cavaliere (1990), a realizzazioni più ardite, come i cassetti multicolori, affastellati casualmente uno sull'altro, realizzati da Tejo Remy (Chest of Drawers, 1991). Non mancano maestri contemporanei che hanno giocato con la decorazione, come Alessandro Mendini (cassettone Calamobio, 1985-1988, in soli 9 esemplari numerati e firmati), e opere sofisticate di Mario Botta e Ettore Sottsass. Un'interessante voce che arriva dall'estremo Oriente è quella del giapponese Shiro Kuramata, scomparso 25 anni fa e considerato uno dei più importanti designer e sperimentatori del Novecento nipponico, capace di unire l'essenzialità del design con la ricercatezza dell'arte orientale. Qui è presentata Side 1 (1970), una cassettiera dalle linee sinuose in cui spicca il contrasto bianco-nero, quasi a ricordare i due poli opposti, Yang e Yin, del simbolo taoista. Tra le opere più recenti (e coraggiose), c'è il cassetto-pecora Xai del poliedrico designer catalano Oscar Tusquets Blanca. Ma il Poldi Pezzoli, si sa, è tutto un gioiellino: i pezzi in mostra si integrano con gli stipi e cassoni già presenti nella casa museo. A proposito, a breve verrà esposta un'importante, nuova donazione: un sontuoso stipo con placchette dorate eseguito a Milano nella seconda metà del XVI secolo.