E «Scelta civica» si divide in tre pezzi

Un anno fa sembravano destinati a diventare i padroni della politica italiana e lombarda. Un anno dopo, tanta acqua (con pochi voti) è passata sotto i ponti. E oggi Mario Monti e i «montini» sembrano dispersi nell'irrilevanza. Ma che fine hanno fatto e a cosa stanno lavorando? Quel che pare certo, da un minuto dopo le elezioni politiche e regionali, è che il disegno di un «grande terzo polo» (guidato dall'ex premier Mario Monti e formato da Udc, fianiani e «Italia futura») è naufragato. I tre-quattro mini-apparati non si sono mai parlati e i pochi eletti hanno preso strade diverse. Al centro, come al solito, è tutto un via vai di progetti e manovre. E anche quel che si muove nei due principali movimenti (Pdl-Forza Italia e Pd) alimenta iniziative varie, che trovano nell'ambizione personale di questo o quel politico centrista il «lievito naturale» per svilupparsi. A oggi, dunque, la «Scelta civica» del professore bocconiano sembra destinata a spezzarsi in tre tronconi. Il primo, quello più laico, sembra attratto dalla «scalata» al centrosinistra che il sindaco di Firenze, Matteo Renzi, sta portando a termine in queste settimane. Il capofila di questa spezzone che guarda a sinistra è un altro toscano, Andrea Romano: avrebbe stretto un patto con una vecchia volpe, l'inossidabile Bruno Tabacci, che dopo la comparsata alle primarie del 2012 aveva messo in piedi il suo partitino già dissolto. Della partita sembrerebbe anche l'ex magistrato Stefano Dambruoso. In Lombardia questo gruppo non sembra molto nutrito ma dovrebbe poter contare anche su Pietro Ichino.
Relativamente più affollato il troncone dei montiani duri e puri, che coltivano prospettive e profili di tipo liberal-tecnocratico. A Milano si può annoverare in questo gruppetto Ilaria Borletti Buitoni, ex presidente del Fai e oggi sottosegretaria alla Cultura, artefice (con Monti) dell'unico vero exploit elettorale di Scelta civica, quello nel centro di Milano. Fra gli irriducibili montiani ci sarebbero il laico-radicale Benedetto Della Vedova, valtellinese (ex Pdl ed ex Fli) l'industriale bresciano Alberto Bombassei, e il varesino Gianfranco Librandi, già candidato con scarsa fortuna al Comune di Milano.
Un terzo troncone montiano ha invece un progetto opposto. Si tratta dei cattolici (ex centrodestra o ex Udc) che coltiverebbero l'ambizione di dar vita a una formazione che si richiami, in Italia, al Partito popolare europeo. Un movimento di centro che guardi al centrodestra, insieme all'Udc, per competere (o forse per allearsi) con la neo rinata Forza Italia. L'uomo chiave di questo progetto è Mario Mauro, milanese d'adozione, area Comunione e Liberazione. I suoi sono stati chiamati a raccolta pochi giorni fa. Con lui ci sarebbero Emanuela Baio, già «rutelliana», l'ex segretario provinciale Udc Alessandro Sancino, la deputata Milena Santerini e il collega bresciano Gregorio Gitti. E un grande fan del Ppe in Italia è sempre stato anche Gabriele Albertini, che dai successi di Palazzo Marino è passato alla brutta sconfitta delle regionali lombarde.