E sul bando comunale si decide a metà aprile

Alle ore 12 del 28 febbraio il Comune ha chiuso il bando sulla moschea. Ma, ad un mese dalla consegna delle proposte, non si sa ancora nulla sull'assegnazione delle aree. A Palazzo Marino tutto tace. Tuttavia una decisione potrebbe arrivare subito dopo Pasqua, al massimo entro la metà di aprile. Nessun intoppo, solo «normali tempi tecnici per bandi di questo tipo» assicurano in Comune.

Sul bando quindi non sembra essere caduta nessuna ombra dopo la decisione del governo di impugnare davanti alla Corte costituzionale la legge della Regione Lombardia sui nuovi luoghi di culto, la cosiddetta legge «anti-moschee». Il provvedimento, che contiene nuove norme urbanistiche più stringenti sull'apertura di nuovi luoghi di culto nella regione, aveva suscitato diverse polemiche, sfociate poi nel ricorso dell'opposizione di centrosinistra accolto dal governo. Ma la storia del ricorso e del bando comunale non si intrecciano: Almeno per ora.

Al momento le sette buste del bando sono sotto chiave in cassaforte. In realtà si tratta di nove proposte, poiché un'associazione ha presentato un progetto di moschea per ognuna delle tre aree indicate dal bando. Nei prossimi giorni sarà nominata la commissione di tecnici incaricata di aprire le buste e valutare. Non sarà composta solo da tecnici esperti di urbanistica, ma da giuristi in grado di analizzare altri aspetti, a cominciare dall'impatto sulla sicurezza pubblica.

Tre le aree in lizza: un edificio di 1.490 metri quadri agli ex bagni pubblici di via Esterle, zona via Padova; un'area verde di 3.400 metri quadri in via Marigliano, a un passo dalla fermata del metrò di San Donato; 5mila metri quadri nell'area dell'ex Palasharp, dove già adesso è stato allestito un tendone temporaneo per la preghiera del venerdì. In teoria le aree sono in grado di accogliere oltre 100mila fedeli e non per forza si tratterà di moschee.

Il Comune, come è già stato chiarito al momento dell'apertura del bando, non finanzierà la riqualificazione delle aree e nemmeno la costruzione dei luoghi di culto. Come base d'asta per l'affitto, Palazzo Marino ha fissato canoni piuttosto bassi, come d'abitudine per tutte le concessioni ai fini culturali e sociali: si va dai 7.600 euro ai 25mila euro. La durata massima dell'assegnazione delle aree sarà di trent'anni, eventualmente rinnovabile.

La commissione di tecnici dovrà valutare vari aspetti dei nove progetti sul tavolo. A cominciare dalla sostenibilità economica-finanziaria fino alla tracciabilità dei finanziamenti. Ci saranno poi elementi che faranno guadagnare punti alle associazioni in gara: l'utilizzo della lingua italiana durante le funzioni religiose, la realizzazione di spazi e momenti per promuovere il pluralismo religioso.