E la Verdi brinda con Gershwin

Tre concerti natalizi «a stelle e strisce». Sul podio John Axelrod

Simone Finotti

Dalle parti dell'Auditorium Gustav Mahler è tutto pronto per un bel «Natale a stelle e strisce»: in attesa della «Nona» di Beethoven, che inaugurerà la prossima stagione (prima data il 29 dicembre, giusto il tempo di tirare il fiato), la Verdi propone un programma tutto dedicato al compositore americano George Gershwin a chiusura del calendario sinfonico 2016. Il triplice appuntamento è per giovedì 15 (ore 20.30), sabato 17 (alle 20) e domenica 18 dicembre (ore 16), e sul podio arriva lo specialista John Axelrod, che si è formato col mitico Leonard Bernstein. L'ideale per una locandina che si apre con la celebre «Rapsodia in Blu», icona della musica americana del Novecento caratterizzata dalla fusione tra atmosfere colte e suggestioni jazzistiche e «pop». Al piano solista l'apprezzato Giuseppe Albanese, giovane talento pluripremiato che ha già al suo attivo incisioni con importanti case discografiche. A seguire, l'altrettanto conosciuta opera «Porgy and Bess», qui presentata nella versione sinfonica in 11 movimenti «A Symphonic Picture» di R. Bennett. Pensata inizialmente per due pianoforti, la «Rapsodia» (1924) è il capolavoro assoluto del compositore di Brooklyn, a partire dall'apertura: l'inconfondibile trillo con successiva scala cromatica del clarinetto. Da allora, moltissimi mostri sacri si sono confrontati con questo quarto d'ora abbondante di puro «american spirit»: da Paul Whiteman ai Boston Pops, da Leopold Stokowski a Eugene Ormandy, da George Szell a Lorin Maazel, da Tilson Thomas a Andrè Previn, dalle incisioni di riferimento di Bernstein alla recente, scoppiettante versione Chailly/ Bollani. Del 1935 è invece «Porgy and Bess», opera basata su un romanzo di DuBose Heyward che descrive la vita degli afroamericani nell'immaginario sobborgo di Catfish Row a Charleston, South Carolina anni Trenta. Molto innovativo, per l'epoca, è il tentativo (riuscitissimo) di contaminare tecniche orchestrali europee con jazz e folk, come dimostra Summertime, il brano più conosciuto. E non manca una sorpresa: accanto al Coro diretto da Erina Gambarini, e alle voci del soprano Adina Aaron e del baritono Michael Redding, si esibirà lo stesso Axelrod in una inconsueta veste tenorile.