Ecco come in 2 anni la squadra di Pisapia ha perso tutti i pezzi

Se tra le doti di un leader c'è anche (o soprattutto) la capacità di scegliere con oculatezza gli uomini della sua squadra, i primi due anni da sindaco non sembrano deporre a favore di Giuliano Pisapia. Perché in nemmeno ventiquattro mesi sotto la sua ghigliottina sono già cadute le teste più importanti, quelle che nell'estate dell'ubriacatura arancione erano state vendute come perfette per far dimenticare l'epoca buia del centrodestra. Quella che con Gabriele Albertini e Letizia Moratti per riconoscimento unanime e soprattutto internazionale, aveva cambiato il volto alla città. Proiettandola nel futuro dei quartieri disegnati dalle archistar o nel 2015 dell'esposizione universale.
Niente. Per Pisapia, forte dell'imprevisto successo elettorale, era tutto da rifare. E così si rivolse a don Colmegna per farsi concedere Maria Grazia Guida a cui assegnare un ruolo da vicesindaco. Nemmeno due anni, una candidatura alle politiche (senza nemmeno elezione) e per la Guida era già pronto un «prego s'accomodi». Poi il democristiano di lunghissimo corso Bruno Tabacci, a cui era stato assegnato l'assessorato al Bilancio. Una candidatura alle politiche con posto garantito perché i diccì si muovono solo da poltrona a poltrona e se ne va pure lui. Non prima però di aver indirizzato alcune operazioni di cessione delle aziende partecipate dal Comune verso ben noti gruppi di potere. Stesso destino per l'enfant prodige della sinistra Stefano Boeri che con il marchio del Pd addosso perse le primarie proprio contro Pisapia. Indisciplinato e dunque cacciato dall'assessorato alla Cultura, così come a rotolare è anche la testa dell'assessore Lucia Castellano, la direttrice del carcere di Bollate a cui Pisapia consegnò una materia incandescente come la casa. Lasciapassare verso la Regione e anche la Castellano è fuori. Giovedì le ultime dimissioni eccellenti, quelle del direttore generale Davide Corritore, il manager che ha il merito di aver spennato le banche responsabili della truffa al Comune nella vicenda «derivati». Erano d'accordo s'è detto. «La politica non è diversa dall'hockey - ha assicurato Corritore al Corriere della Sera - Durante la partita si possono cambiare le linee e i giocatori. Ma ciò che conta è il risultato finale». Ci permetta, non è proprio così. Mandare a casa cinque pilastri della casa comune in meno di due anni, non è normale. E, infatti, nei corridoi di palazzo Marino c'è chi dice che non tutti sono disposti a mandar giù quel «cerchio magico» che s'è stretto attorno a Pisapia e che è formato dall'uomo forte Paolo Limonta, dalla mente politica Gianni Confalonieri, dall'ideologo arancione Franco D'Alfonoso e da Francesca Balzani a cui è stata affidata la delega al Bilancio e soprattutto ai Tributi.
Ora l'opposizione comincia a mugugnare. E dal vice segretario della Lega Matteo Salvini arriva la richiesta di dimissioni: «La giunta Pisapia è allo sfascio. Dopo vicesindaco e assessori a Bilancio e Cultura, hanno rottamato anche il direttore generale. Non sarebbe più serio tornare a votare?».