Ecco la «buona scuola» Vernice ed estintori contro Expo e polizia

Caos per la protesta dei liceali, un fermato Attacchi a forze dell'ordine e simboli dell'evento

La faccia coperta per proteggersi dagli effetti dei fumogeni. E la folla di amici che lo incitava dopo che uno di loro aveva impugnato persino un estintore per buttarlo sul personale del reparto mobile, ha rilanciato un fumogeno arrivato dalle forze dell'ordine contro i mezzi della polizia e gli agenti, che presidiavano in una quarantina il corteo. Portarlo in questura per fare accertamenti su di lui, un 15enne che frequenta il liceo Carducci, è stata la normale conseguenza, nonché l'epilogo, intorno a mezzogiorno, di una mattina di sole milanese molto, troppo agitata. Con ragazzotti impazziti che hanno attraversato la città partendo alle 9.30 da largo Cairoli per raggiungere, attraversando via Senato, piazza Cavour e via Turati, Palazzo Lombardia e tirando uova marce contro tutto e tutti, grazie alla «scusa» ben argomentata («La nostra risposta alla Buona scuola è occupare e autogestire» recitava parco lo striscione all'apertura della manifestazione) di protestare contro la scuola voluta dal governo di Matteo Renzi. Per poi finire, però, come al solito - a corteo già sciolto e manifestazione terminata - per correre dall'altra parte di Milano, in pieno centro, a occupare un palazzo all'angolo tra via Camperio e via Meravigli dove un tempo c'era un albergo e da loro chiamato Taz, acronimo di Temporary auto nomous zone . Infischiandosene se in mattinata, alla partenza in Cairoli, la Digos aveva sequestrato le aste delle bandiere a un gruppo di liceali del Fronte della gioventù comunista, «obbligando» i ragazzi a legarsi le bandiere con falce e martello al collo, al polso o agli zaini.

Traffico in tilt, quindi, con la deviazione dei mezzi di superficie per tutta la mattinata. I simboli dell'Expo, in primis l'Expo Gate, presi d'assalto e bersagliati dalle uova da un migliaio circa di giovani che in realtà se ne infischiano delle condizioni più o meno buone in cui versa l'istruzione in Italia.

Certo l'apparenza e i discorsi forbiti possono gettare fumo negli occhi a chi ha provato ieri ad ascoltare gli organizzatori del corteo, cioè i ragazzi dei collettivi studenteschi appartenenti ai centri sociali «Cantiere» e «Lambretta». Che chiedono «un modello di scuola differente, ma anche di sviluppo, che superi le disastrose politiche di austerity». Alla fine, però, è emerso che lo scopo è sempre lo stesso: imbrattare il più possibile (vedere le banche nelle zone di largo Cairoli ieri mattina, tappezzate di cartelli) sbeffeggiare la polizia, occupare l'ennesimo palazzo in disuso e spostare sempre l'asticella della tensione: la questura ieri mattina aveva autorizzato il corteo fino a piazza Einaudi, ma giunti sul posto i manifestanti hanno proseguito fino a Palazzo Lombardia perché la Regione sarebbe «colpevole di innumerevoli tagli al diritto allo studio che hanno portato la Lombardia tra le regioni con il più alto tasso di abbandono scolastico». Con il fine, raggiunto, di irritare tutti.

«È davvero paradossale protestare contro una riforma del lavoro, prendendosela con dei lavoratori come quelli delle forze dell'ordine. Manifestare così fa passare in secondo piano le motivazioni della protesta» ha commentato l'assessore alla Sicurezza della Regione, Simona Bordonali.

Farsi sentire è importante. Con il vandalismo, però, anche il discorso sacrosanto dei precari passa in artiglieria.