Ecco chi va in Consiglio comunale: col Pd entra il candidato musulmano

Daaou eletto se vince il Pd. E riparte lo scontro sulla moschea

Sarà l'esito dei ballottaggi a definire la composizione dei Consigli comunali. La legge elettorale dei Comuni garantisce infatti un premio di maggioranza alle liste collegate al sindaco. E anche gli apparentamenti potrebbero allargare la platea delle liste beneficiarie del premio. A Monza, per esempio, il Pd otterrebbe 16 seggi se vincesse il suo Roberto Scanagatti e solo 7 se a prevalere fosse il centrodestra di Dario Allevi. Così, al contrario, Lega e Forza Italia avrebbero entrambe 7 seggi se il ballottaggio andasse a loro favore, e solo 3 se andasse male. Qualcuno fra i candidati, dunque, è appeso al risultato finale. Altri sono sicuri di aver conquistato un posto comunque vada. I tre forzisti già virtualmente consiglieri, per esempio, sono Massimiliano Longo, che ha fatto il pieno con 478 voti, Martina Sassoli che ne ha ottenuti 336 e Rosario Adamo (304). Fra i leghisti bene il giovane capolista Federico Arena (330) ma anche Simone Villa (295) e Alberto Mariani (266). Fdi porta in Consiglio Andrea Arbizzoni (455 preferenze) e se va bene il ballottaggio anche Marianna Gaspero (100). Nel Pd il record lo fanno segnare l'assessore uscente Antonio Marrazzo (586) e Cherubina Bertola (483). Nella lista civica di Scanagatti bene Maria Chiara Pozzi (163).

A Sesto San Giovanni, in Forza Italia bene Giovanni Fiorino (242), per la Lega Elisa Ercoli (122) e Sergio Pasquinelli (114), nella lista civica di Di Stefano il migliore è stato Tullio Attanasio con 211. Nel Pd il record di preferenze è andato a Roberta Perego con 313, poi Andrea Rivolta (298) e Lucia Pastorino (279). Se vincesse Monica Chittò entrerebbe in Consiglio, come ultimo degli eletti, anche Bilal Daaou, giovane musulmano la cui candidatura ha fatto molto discutere nelle settimane scorse: il giovane candidato Pd aveva manifestato in passato simpatie per Tareq Al Suiwaidan, il predicatore d'odio noto anche per essere stato respinto dal ministero dell'Interno al momento di entrare in Italia. «Quando ho condiviso quel video avevo 19 anni - ha spiegato lui - e non erano note quelle posizioni che solo dopo ho scoperto e che ritengo inaccettabili». Ma Di Stefano resta all'attacco sul fronte della mega moschea: «Troppe ombre, troppi silenzi, troppi sospetti, troppa opacità su taluni giovani musulmani. Non è una questione sul legittimo diritto ad avere un luogo di culto. Ma sull'opportunità che questa sorga con tali modalità in una città come Sesto». Per Di Stefano la scelta è fra chi «vuole la moschea più grande del Nord Italia finanziata dal Qatar e il cambiamento».

AlGia

Commenti

Giorgio5819

Gio, 15/06/2017 - 08:40

Chi ,se non i comunisti, può essere il cavallo di txxxa dello schifo musulmano ? Solo la demenziale ideologia rossa può dare cittadinanza a minorati mentali e criminali.

macommmestiamo

Gio, 15/06/2017 - 15:25

azzz loro.. l'importante è che se succede qualcosa siano i primi loro a saltare per aria. che massa di cerebrolesi