Ecco i democratici chic: la maglietta di Milano è un souvenir da 50 euro

Palazzo Marino arruola stilisti di grido e lancia una serie (costosa) di gadget firmati

La chiamavano sinistra in cachemire. Mica per niente. L'ultima della giunta Pisapia sono i nuovi gadget di lusso per i turisti: proseguirà la «linea City», lanciata già dall'ex sindaco Moratti - cartoline, tazze, penne, felpe, panettoni impacchettati con la carta bianca e lo scudocrociato rosso simbolo del Comune - ma tra circa un mese si affiancherà la linea griffata. Idee regalo deluxe per i visitatori che possono spendere di più.

Si comincia con la t-shirt firmata Fiorucci, ispirata alle fiabe e ai motivi campestri. Bye bye alla città avvolta nelle nebbie, ci sono fiori, funghi e coccinelle. Di Milano a dir la verità sulla t-shirt neanche l'ombra, ma il Duomo con vetrate accese e lo slogan «Milano ti amo» nel multicolor tipico dello stilista («la città ha bisogno di più colore» ammette) sono riprodotti sulla scatola di metallo che conterrà la maglietta. Costo per il turista: circa 50 euro. Non proprio un souvenir low cost.

E non saranno economici gli altri oggetti della linea «vip» che il Comune vuole arricchire in fretta per lanciarla con un negozio ad hoc all'aeroporto di Malpensa («lo apriremo al terminal 1 dove c'è il settore già dedicato al lusso» sottolinea l'assessore al Commercio Franco D'Alfonso), in piazza San Babila dove il negozio temporaneo diventerà definitivo ma avrà un nuovo restyling e infine all'interno della Triennale. Palazzo Marino sta arruolando designer e altri stilisti che prestino gratis il proprio stile per un oggetto della linea. Si vocifera che il prossimo potrebbe essere Giorgio Armani. Dei costi non si lamenteranno forse i turisti arabi, russi e giapponesi che già sono la gioia delle boutique in Montenapoleone. Certo non saranno souvenir dai prezzi democratici.

Elio Fiorucci firma dunque gratis il primo prodotto la maglietta e devolverà alla Fondazione Studio Castiglioni, che ha trasformato in una casa-museo lo studio di piazza Castello del famoso architetto scomparso nel 2002, le royalties che gli spetterebbero dalle vendite (il gestore versa invece al Comune il 10%). «É stato un grande personaggio molto legato alla città - ricorda lo stilista -, persino quando teneva conferenze ad Aspen dovevano tradurre dal milanese all'inglese. Quando gli proponevo un'idea mi lasciava parlare tre minuti e diceva “Cià che'l fem“. Potrebbe essere lo slogan dei milanesi: qui non facciamo solo parole, ma fatti».

Peccato che sulla t-shirt campeggia però una frase in inglese, «I love nature and want to live with lucky flowers in the gardens of love» (amo la natura e voglio vivere con fiori felici in un giardino d'amore). «L'inglese è l'esperanto, ma sulla confezione regalo ci sono il Duomo e Io amo Milano» si giustifica lo stilista. Non sa ancora dove saranno prodotte la t-shirt ma anticipa le critiche sul made in Baglandesh: «Non è importante dove ma come si fabbrica, dobbiamo garantire che nei Paesi poveri gli operai lavorino alle nostre condizioni di lavoro».

Con l'Official Store in San Babila le vendite hanno registrato un'impennata: 70mila pezzi nel 2012, da inizio anno 20mila al mese. D'Alfonso conta di mettere a Bilancio per il 2013 circa 100mila euro.