Ecco l'«Arancia» di Kubrick: violenza e tentata redenzione

Al Carcano approda il testo di Burgess che ispirò il cinema «Doppio sogno» al Menotti sulle suggestioni di Schnitzler

Antonio Bozzo

Chissà se aiuta a spiegare i più efferati delitti della cronaca, che alcuni (forse a ragione) considerano inintelligibili manifestazioni del Male, ente supremo in continuo conflitto con il Bene: campo di battaglia l'anima umana. Sarà interessante vedere la versione di Arancia meccanica diretta da Gabriele Russo, con Daniele Russo nel ruolo di Alex, da domani al 24 aprile al Carcano. Con il romanzo che Anthony Burgess scrisse nel 1962, diventato un celebre film di Stanley Kubrick nel 1971, e uno spettacolo teatrale scritto dallo stesso Burgess per la Royal Shakespeare Company nel 1990, due o tre generazioni hanno fatto i conti. Portare A clockwork orange (titolo originale) in palcoscenico è impresa da far tremare le vene ai polsi. Gabriele Russo ha agito così: poca o nulla ispirazione da Kubrick, forte riferimento al lavoro teatrale di Burgess, e naturalmente al romanzo all'origine di tutto. I crimini di Alex e dei suoi amici, in una città non identificata e in un futuro che potrebbe essere già oggi, aprono lo spettacolo. Nella seconda parte il protagonista, condannato per omicidio, è sottoposto a un trattamento che, cercando di bloccare gli istinti di violenza e desiderio, azzera il libero arbitrio del soggetto. «Burgess - ricorda Russo - definiva Alex come malvagio inconcepibile. La sua trasformazione in automa è resa anche con le installazioni, di Roberto Crea, e le musiche che ha realizzato Morgan, rileggendo Beethoven in chiave rock». Lo spettacolo è del Teatro Bellini di Napoli, in scena 7 attori.

Una compagnia molto conosciuta al Sud, Biancofango, va invece in scena all'Elfo Puccini (da oggi al 17). Lo spettacolo è Porco mondo, ma non ha nulla a che vedere con i reportage di Mondo cane, serie di film del compianto Gualtiero Jacopetti: si tratta di «teatro da camera», conflitti tra un uomo e una donna, una coppia, in una stanza che diventa l'intero universo. Da quei pochi metri quadrati, affacciati su una squallida periferia (alla Edward Hopper) cosparsa di neve (l'azione si svolge nella notte di Natale), arrivano allo spettatore pensieri e ribellioni, sensualità e logoramenti. La regia è di Francesca Macrì, anche autrice del testo, con Andrea Trapani; in scena, Alda Taglienti e Trapani.

Al Teatro Menotti, da oggi al 17, prima milanese di Doppio sogno, regia di Giancarlo Marinelli, dal racconto di Arthur Schnitzler, del 1925. Anche qui, come per Arancia meccanica, c'è di mezzo Kubrick, che dal libro nel 1999 trasse il conturbante film Eyes Wide Shut, metabolizzato da Marinelli. Cast di prima grandezza - tra altri, Ivana Monti, Caterina Murino, Rosario Coppolino, Ruben Rigillo - per la vicenda che coinvolge il dottor Fridolin, in una notte viennese carica di neve, tra ossessioni e scorribande generate da un tradimento immaginato. Il testo unisce Freud all'alta letteratura e tocca le coscienze più inquiete. La produzione è della Compagnia Molière, col patrocinio di Regione Veneto.