Ecco la mappa degli affari fra ospedali e grandi opere

Ci sono gli affari conclusi, e quelli solamente tentati. Ad ogni modo, la Lombardia appare una terra di conquista per la cupola degli appalti. Centinaia di milioni di euro in commesse pubbliche che sarebbero stati assegnati attraverso la mediazione di politici e manager pronti a vendere l'informazione giusta in cambio di una tangente o di un avanzamento di carriera. Milano, ovviamente, è il centro del malaffare. Ma i soldi piovono anche altrove: Melegnano, Pavia, Lecco, Monza. E ovunque arriva la cricca.
Tra gli appalti inclusi nei capi di imputazione - e che quindi i magistrati considerano realmente truccati - figurano quelli per il servizio di pulizia dell'azienda ospedaliera di Melegnano (14,6 milioni di euro), per il San Carlo Borromeo di Milano (servizio di pulizia, sanificazione, raccolta e trasporto rifiuti, 19 milioni per il periodo 2013-2019), e per l'azienda ospedaliera Provincia di Lecco (34 milioni per il servizio di disinfezione, lavaggio e confezionamento di biancheria e materassi). Il capitolo Sanità, però, include anche il maxi-appalto per la «Città della Salute» di Sesto San Giovanni: 323 milioni di euro per la «redazione della progettazione definitiva ed esecutiva, la direzione dei lavori e il coordinamento della sicurezza in fase di esecuzione» dei lavori per la realizzazione del nuovo polo della ricerca, oltre alla gestione dei servizi di supporto non sanitari dell'Istituto neurologio Besta e dell'Istituto dei tumori. Ma secondo i giudici sarebbero irregolari anche diverse gare per Expo. La prima riguarda le cosiddette «Architetture di servizio» (oltre 67 milioni di euro), una moltitudine di interventi che vanno dalla ristorazione ai servizi igienici, dagli spazi commerciali ai servizi per i visitatori, dalla sicurezza alla logistica. Ancora, il progetto delle «Vie d'acqua», che include la riqualificazione della Darsena (12,5 milioni), del canale Villoresi (14,7 milioni), e delle «Vie d'acqua Sud» (56 milioni). Infine, sarebbero dubbi gli appalti per il servizio sosta (28 milioni), e quello di «mobility partner» (18 milioni). Oltre ai reati consumati, però, dalle carte dell'inchiesta emergono anche i tentativi della cupola di mettere le mani su altri lavori assai redditizi. Ci sono, ad esempio, i 200 milioni per la ricostruzione del nuovo Policlinico. «Frigerio - annotano gli investigatori - afferma che sta organizzando un incontro per Cattozzo con il loro uomo forte all'interno del Policlinico di Milano», ovvero l'ex assessore comunale e attuale presidente dell'Arpa Bruno Simini. O ancora, il tentativo di aggiudicarsi l'appalto dei servizi alberghieri dell'azienda ospedaliera di Pavia. Inoltre ci sono «2.770 telefonate, tra utenze riferibili all'associazione e utenze riferibili ad aziende ospedaliere della Lombardia per il periodo dal gennaio 2012 al giugno 2013 - annotano gli investigatori - a dimostrazione dell'operatività ramificata dell'associazione criminosa, e con picchi rilevanti di contatti riferiti alle aziende ospedaliere di Melegnano, Pavia, Varese, Chiari, Vimercate, Lecco oltre che con gli ospedali milanesi di Niguarda, San Paolo, San Carlo e Fatebenefratelli». Infine, vengono registrati i tentativi di fare affari con la Provincia. Le autostrade, innanzitutto. La Serravalle e la Pedemontana. Frigerio e Cattozzo ne parlano al telefono, segnando in agenda un incontro con il dg di Autostrade. Frigerio dice «che lo presenterà come l'uomo di Podestà (Guido, presidente della Provincia non indagato, ndr) a Benaglia (dg di Palazzo Isimbardi, non indagato, ndr) il quale dovrà parlare di tutte le cose che fa per la Provincia...».