«Ecco il mio ventesimo Fuorisalone»

La direttrice di «Interni» racconta il segreto di un successo che anima tutta la città

Mimmo di Marzio

Il palcoscenico è, come di consueto, il cortile dell'Università Statale di via Festa del Perdono. È qui, tra le spettacolari installazioni dei più famosi progettisti mondiali, il cuore pulsante che dà anima al Fuorisalone. Un termine inventato da Gilda Borioli, direttrice di Interni, il magazine che ha fatto la fortuna e da 19 anni trae fortuna dalla settimana del design.

Con questa sono venti edizioni di una manifestazione che nasceva per addetti ai lavori e, grazie soprattutto a lei, è diventata la più «pop» per la città.

«Una scommessa vinta che ha giustamente dato a Milano l'abito che più le è congeniale, quello della capitale della creatività e della progettazione. Ma non solo. Il Fuorisalone è una scommessa vinta sotto il profilo socioculturale ed economico, perchè è stato lo strumento per valorizzare quartieri urbani sottovalutati e stimolare un indotto di cui beneficiano tutti».

Ormai la gente identifica il Fuorisalone con le scorribande negli shoowroom a caccia di eventi, cocktail e performance. Non c'è il rischio di banalizzare quello che è comunque un evento culturale?

«No perché, a differenza di altre manifestazioni, il pubblico del Fuorisalone è internazionale e qualificato e va alla ricerca della sostanza. Mi riferisco ai progetti dei grandi designer e alle aziende che partecipano. Le do qualche dato: un milione di visitatori in venti edizioni, 370 installazioni di progetti e 400 designer coinvolti».

La grande mostra alla Statale che apre la manifestazione vorrebbe appunto essere l'anima più colta del Fuorisalone, o no?

«Non a caso diamo sempre un tema che, in questa edizione, ha il titolo di Material Immaterial. Ovvero approfondisce la dicotomia che esiste tra le due grandi anime del design: la materialità, che sempre più si giova della tecnologia e dell'intelligenza artificiale, e il pensiero dell'uomo».

Per questa 20sima edizione, sono in mostra le opere dei più noti progettisti: dai fratelli Mendini a Ron Arad, da Luca Trazzi ad Antonio Citterio e Patricia Viel. Nuovi arrivi e graditi ritorni...

«In genere evitiamo di invitare designer che sono già intervenuti nelle edizioni precedenti, ma fanno eccezione quei maestri che, dall'inizio, hanno dato un contributo determinante a far crescere la manifestazione: mi riferisco ad Alessandro Mendini e a Michele De Lucchi, che con Ferragamo ha ideato lo spettacolare Scalone che congiunge il cortile con il loggiato d'onore».

Anche quest'anno vedremo progetti anche all'Orto Botanico di Brera...

«Non solo, in corso Venezia tutti potranno vedere l'installazione luminosa di Ingo Maurer, che ha tinto di rosso la facciata dell'ex seminario arcivescovile, e che da oggi ospiterà anche l'Audi city Lab e un calendario di incontri».