Ecco le notti magiche dei futuri compositori

Andrea Melis, direttore della Civica, presenta la rassegna a Villa Simonetta: classica e jazz

Luca Pavanel

«Mi piace immaginare che la scuola sostenga gli allievi più meritevoli nelle loro carriere. Mi piace anche immaginare una scuola più interdisciplinare, aperta alle interazioni tra arti e culture». E ancora: «Credo che altri passi vadano fatti per sviluppare ulteriormente i rapporti con Cina, Corea e Giappone, e con il resto dell'Europa per i giovani che arrivano da noi da quei Paesi, e al contempo spero che prosegua il lavoro di diffusione della musica e della cultura sul territorio». Parole di Andrea Melis, direttore della Civica scuola di musica Claudio Abbado, dove martedì partirà l'annuale rassegna Notti Trasfigurate (12 serate fino al 14 luglio a Villa Simonetta, via Stilicone 36, info: http://www.fondazionemilano.eu/musica/node/19850).

Dopo sei anni, a breve, per Melis scadrà il mandato. Si può fare un primo bilancio. «Molto positivo (la scuola ha celebrato i suoi 150 anni, si è aggiudicata l'Ambrogino d'oro, un riconoscimento dal presidente della Repubblica, è stata intitolata ad Abbado e ha attivato il triennio Afam, ndr). Alla scuola è stato restituito il ruolo che le spetta, a Milano, in Italia e nella prospettiva internazionale. Abbiamo studenti provenienti da 30 Paesi, ci caratterizziamo per un forte senso di appartenenza e attitudine al lavoro comune». Tra i progetti andati in porto, i corsi di Musica medievale, Tecnologia audio, Musica per film, Musica per l'immagine, le produzioni e collaborazioni con le altre scuole di Fondazione Milano. Un impegno su diversi fronti portato avanti «con coesione e sintonia tra colleghi, con tutto lo staff». Gran finale con la rassegna estiva 2016, Notti trasfigurate appunto. In due parole, l'identità dell'accademia. «È la rappresentazione, in una mescolanza di generi e stili, del meglio prodotto dai nostri istituti (classica, antica e Irmus, ndr) spiega . Con un cartellone realizzato attingendo anche dai repertori delle classi di strumento e musica di insieme». Diverse le chicche. Ci sono quelle orchestrali. «L'appuntamento coi Civici Cori e l'Orchestra - continua - martedì la presentazione del Magnificat di Bach e brani di Telemann e Graupner; di quest'ultimo ci sarà un inedito trascritto dal direttore dei Civici Cori, Mario Valsecchi». E ancora. Il Carnevale degli animali del francese Saint-Saëns diretto da Lorenzo Ghielmi, i Divertimenti Mozartiani con l'Orchestra Barocca della Civica Scuola e l'appuntamento Jazz Book, coi Civici corsi di jazz di Enrico Intra. E si scoprono anche autori meno frequentati e altre proposte gustose. «Penso all'esecuzione all'azero Amirov, all'argentino Ginastera; penso alla serata dove le Tracce sono percorsi tra il romanticismo, da Schumann a Brahms, l'amore musicale del brasiliano Jobim e la contemporaneità italiana di Einaudi». E per finire, ma non ultimo, «l'omaggio a William Shakespeare a 400 anni dalla morte, con The Fairy Queen di Purcell, direttore Carlo De Martini e l'orchestra formata da ragazzi dai 10 ai 17 anni». Tutto ciò sembra avere poco a che fare con l'idea di concerto di fine anno. O no?

«Progressivamente si è passati dalla dimensione del saggio alla rassegna vera e propria, con una credibilità artistica - conclude -. Sono stati ampliati i repertori. Il termometro è stato il pubblico, che via via è cresciuto, dimostrando che ci siamo allontanati da un eventuale modello di lezionificio, andando sempre di più verso l'idea di una comunità capace di polarizzare e fare cultura. Si vedano i 150 concerti che produciamo all'anno, come quelli al Museo del Teatro della Scala o al Castello».