«Ecco perché non doveva correre»

Per Rizzo era tutto previsto. Pd e radicali invece fanno quadrato

É sceso in campo contro Beppe Sala, al ballottaggio ha poi deciso di sostenerlo («e lo rifarei») pur rimanendo fuori dalla maggioranza, ma Basilio Rizzo è convinto che l'autosospensione annunciata dal sindaco sia stata «un bel gesto di rispetto della città» ma anche «la testimonianza che non è sereno, evidentemente ritiene di non essere nelle condizioni di guidare la città». L'esponente storico della sinistra radicale è stato un convinto «no Expo» già durante la giunta Pisapia e ha continuato a sollevare dubbi su bilanci e correttezza degli appalti prima, durante e dopo l'evento. Non è sorpreso che il nome dell'ex commissario sia ora tra gli indagati nell'inchiesta sulla Piastra. «I fatti di cui si parla sono cose note, di due anni fa - afferma -. Sala ha voluto fare il candidato sindaco ma era inevitabile che prima o poi questo sarebbe accaduto, il vero problema è stato non pensarci prima. Era meglio che non si candidasse, per farlo non basta essere innocenti ma al di sopra di ogni sospetto». E ora ritiene che «tutti gli atti che riguardano Expo, ossia quelli che intercorrono tra Sala commissario e Sala sindaco, a partire dalla modifica dell'accordo di programma su Cascina Merlata in scadenza il 24 dicembre vada sospeso». Il permesso di convertire la realizzazione di un albergo in un centro commerciale vicino all'area Expo è una discussione che sta scaldando l'aula da due settimane.

La sinistra che invece sta nel perimetro della maggioranza fa quadrato intorno a Sala. Anche l'esponente dei Radicali Marco Cappato che prima dell'apparentamento aveva fatto una campagna accesa contro Sala fino al ricorso sulla presunta incandidabilità, ieri dopo averlo incontrato a Palazzo Marino con i capigruppo e segretari della coalizione ha dichiarato che «non è un procuratore della Repubblica che decide chi fa il sindaco. Penso che non sia una novità che dal Palazzo di Giustizia di Milano si tenda a preferire di avere a che fare con una politica che si cerca di rendere ricattabile». La pausa che si è preso Sala commenta Anita Pirovano (Sinistra x Milano) «non è detto che duri sei mesi, anzi. Da parte mia confermo la mia fiducia nel sindaco, che ha dato un segnale politico importante, e anche nella magistratura». Poi ammette: «Ora navighiamo a vista». Il segretario Pd Pietro Bussolati riferisce che anche da parte del segretario Matteo Renzi c'è stata «una telefonata di appoggio alla scelta di Sala».

Da Gianluca Comazzi (Forza Italia) ad Alessandro Morelli (Lega) e Matteo Forte (Milano Popolare), i capigruppo dell'opposizione in Comune esprimono «vicinanza umana per Sala» ma temono che «la sua scelta generi una paralisi in Comune». Chiedono uno stop alle delibere di peso (dal Bilancio alla modifica del patto di sindacato di A2a) finchè il sindaco non sarà nelle piene funzioni e che riferisca in aula «già lunedì». Una richiesta che ha acceso polemiche con il Pd, più intenzionato ad allungare i tempi del suo intervento.

ChiCa