Ecco perché il settore è stato violentato la lettera 2

di Paola Bulbarelli *

Caro direttore,
leggo che le consigliere Valmaggi e Castellano s'indignano per le parole che ho usato a proposito della vicenda Comune-Dolce & Gabbana. Care consigliere, ribadisco a gran voce il concetto: «La moda è stata violentata». Perché è un duro maltrattamento quello che il Comune di Milano ha inflitto a un settore trainante del nostro Paese. Una vera violenza a quelle migliaia e migliaia di lavoratori (5 milioni e oltre sull'intero territorio italiano) che tanto fanno per tenere alta la gloriosa e sempre sventolante (alla faccia della politica) bandiera del made in Italy. Guai a chi tocca la moda! E' stato il mio mondo per quasi trent'anni, prima come indossatrice, poi come giornalista. Conosco la fatica di chi ci lavora, dalle sarte che con le loro straordinarie mani creano capolavori, agli stilisti capaci di stravolgere i dogmi del vestire, agli industriali che dedicano la vita a produrre quel bello e ben fatto che il mondo ci invidia. Da che pulpito la politica parla di moda? Si pulisca la bocca, prima. E' stupefacente la mancanza di conoscenza che i politici hanno di un comparto così trainante. Per loro valgono solo bulloni e acciaio, fa niente se all estero ci conoscono per la seta e i gommini. Fa niente se l'immagine di Milano è cambiata solo quando è stata elevata dai giornalisti stranieri a capitale della moda, trasformandola da città grigia e nebbiosa a metropoli dello shopping mondiale esclusivo, elegante, raffinato. Fa niente se in decine e decine di edizioni di Milanomodadonna (la settimana milanese del pret-a-porter) dei politici a sostenere il made in Italy non si è mai vista l'ombra. L indifferenza della politica verso la moda è ed è sempre stata totale. E la vicenda che coinvolge Dolce & Gabbana ne è la conferma. Ma forse, per distorgliere l'attenzione dall'assessore comunale perché non attaccare l'assessore regionale? E' questo che devono essersi dette Valmaggi e Castellano. Non ho offeso le donne, usando il termine «violentata». Ma vi piace tanto potermi attaccare su questo terreno che, da sempre, fate vostro (vi ricordo che in Consiglio avete votato contro corsi di autodifesa: dobbiamo forse porgere l'altra guancia a chi ci picchia, secondo voi?). Per voi l'attenzione alla violenza alle donne è di sinistra così come è di sinistra la tutela di chi è discriminato. Balle! Ne abbiamo piene le scatole dei luoghi comuni. E bisogna anche uscire dal luogo comune della moda. Con i pizzi e le paillettes si fa l'economia italiana, lombarda e milanese, si dimostra la nostra professionalità e il nostro altissimo artigianato. Il Comune dovrebbe aprire le porte alla moda solo per esaltare se stesso. Invece ha pensato a insultarla. Sono accanto a Stefano Gabbana e Domenico Dolce e a tutte le persone che lavorano con loro. Capaci, con degli abiti, perfino di commuovere.
*Assessore alla casa e alle Pari opportunità di Regione Lombardia