Ecco a Porta Romana il primo bar a ore

Altro che frenesia urbana, quella che porta all'assalto del buffet in quindici secondi netti per ammortizzare il costo dell'happy hour trangugiando il trangugiabile. É una piccola mossa controcorrente, quella che prende forma oggi a Porta Romana: dove apre un bar che invita a prendersi il proprio tempo, per chiacchierare, studiare, lavorare, e intanto servirsi in serenità e senza fretta. Un bar che vende quella merce senza prezzo che è il tempo: merce che vorremmo poter comprare, ed eppure buttiamo via.

Si chiama Coffice, e apre in una location segnata da inspiegabili insuccessi: all'angolo tra piazzale Medaglie d'Oro e viale Caldara, un punto visibile, di passaggio, eppure negli ultimi anni i bar vi hanno chiuso e riaperto a ciclo continuo: più il tempo dei lavori in corso che quello di effettivo esercizio. Ma più della scelta del posto a denotare coraggio è la filosofia del locale. Non si paga ciò che si consuma ma il tempo. Quattro euro per la prima ora - e poi un'euro e mezzo ogni mezz'ora - danno il diritto di sedersi, e farsi gli affari propri appoggiandosi al wi-fi del locale, utilizzando le postazioni per tablet e computer, scanner compreso. E dal primo all'ultimo minuto ci si può approvvigionare senza limiti di caffè, cappuccino, tè, spuntini dolci e salati, muffin, biscotti, frutta fresca eccetera.

La destinazione dell'idea, come si può intuire, è variegata: anche se il nome del locale fa intuire che si pensi soprattutto a chi ha bisogno di uno spazio per lavorare ma non ha un ufficio per farlo, e aspetta da anni che le promesse elettorali di «cinquemila hotspot entro l'apertura dell'Expo» diventino realtà. Ma il «bar a tempo» potrebbe servire anche agli studenti alle prese con la tesi, alle mamme che vogliono confrontarsi su un progetto, insomma a chiunque abbia bisogno di tempo e luogo per tradurre in pratica le proprie idee. Avventori solitari, incontri, riunioni: certo, bisognerà abituarsi all'idea che al momento del conto verrà chiesto non «cosa ha preso» ma «quanto è stato». Ma anche questo, in fondo, potrebbe essere un modo per riprendere coscienza del tempo, e del suo valore.