«Ecco la rivincita dei pittori di oggi»

Il critico Paparoni racconta la nuova figurazione: «È viva e vegeta»

Mimmo di Marzio

Una mostra sulla pittura contemporanea può apparire quasi una provocazione in un'epoca dove l'arte sembra aver completamente smarrito il valore estetico dell'opera. A maggior ragione merita attenzione se, come nel caso della mostra in corso alla Fondazione Stelline a cura di Demetrio Paparoni, la sfida arriva da un critico colto e per nulla nostalgico. A lui il merito di aver provato a raccontare, lontano da anacronismi e steccati, la realtà di un linguaggio che a dispetto delle mode continua ad essere rincorso dal collezionismo. «Ho voluto rispondere a quello che considero un paradosso della cultura artistica vigente - dice Paparoni - quella che in tutte le mostre contemporanee tende a nascondere i quadri come fossero un prodotto di retroguardia, a vantaggio della tecnologia, delle installazioni e di opere sempre più simili a reportage giornalistici. Alle Stelline metto allora in scena una folla di pittori che in tutto il mondo dimostrano come l'opera su carta su tela sia ancora in grado di produrre poesia pura e interpretazione del reale». L'esposizione Le nuove frontiere della pittura (catalogo Skira) è un viaggio attraverso la poetica di artisti che in tutte le latitudini hanno prodotto opere dagli anni Sessanta in poi e continuano a creare tuttora: da Francis Alÿs a Michaël Borremans, da Kevin Cosgrove a Jules de Balincourt, da Li Songsong a Margherita Manzelli. «La pittura è sempre stata, e continua ad essere, un linguaggio generatore di energia, e creare contrapposizioni con gli altri media è un errore, dal momento che molti di questi artisti utilizzano per la propria arte anche altre tecniche, come la fotografia o il video» dice Paparoni, autore di numerosi saggi come Il bello, il buono e il cattivo. Come la politica ha condizionato l'arte negli ultimi cento anni. «Non sono un nostalgico, nè è mia intenzione difendere la pittura che non ha bisogno di essere difesa. Questa mostra, che riunisce 34 artisti provenienti da 17 Paesi del mondo, è la dimostrazione delle infinite forme della pittura contemporanea che continua a cambiare forma e contenuti». Nel suo percorso espositivo, Paparoni mette in luce un filo conduttore contrassegnato dalla narrazione e dal simbolo. «Rispetto agli anni Ottanta, quelli della Transavanguardia, gli artisti mettevano l'uomo al centro dell'opera con l'idea di progettare il futuro. Oggi i pittori cercano soltanto di farsi interpreti del presente, consci che il qui e ora è l'unica frontiera possibile».