«Edifici abbandonati, no agli espropri»

Esprimono perplessità gli architetti milanesi in merito all'articolo 12 del nuovo Regolamento edilizio in via di discussione in queste settimane. «Strumenti coercitivi non (sono) sempre facilmente attuabili e possibili fonti di contenzioso». Continua a tenere banco la discussione sulla possibilità per l'amministrazione «nel caso di edifici abbandonati da più di 5 anni ove tale utilizzo non riguardi almeno il 90% delle loro superfici (...) qualora il proprietario non intervenga e l'intervento di manutenzione sia eccessivamente oneroso e non immediatamente attivabile provvede all'attribuzione di una destinazione pubblica, di interesse pubblico o generale». A sollevare «preoccupazione» il presidente dell'Ordine degli architetti Valeria Bottelli: «la difficoltà operativa a imporre interventi di manutenzione da parte dei proprietari e in seconda battuta del Comune. Soprattutto nei periodi di crisi (...) la passività del bene non nasce dalla sua volontà ma da una serie di condizioni (...) potrebbe essere interessante studiare strumenti che da un lato favoriscano e dall'altra rendano economicamente convenienti gli interventi di riqualificazione o di sostituzione edilizia invece di prevedere strumenti coercitivi non sempre facilmente attuabili e possibili fonti di contenzioso. Pensiamo che gli strumenti possano essere gli incentivi e la possibilità di strumenti normativi che rendano economicamente convenienti tali trasformazioni». Tradotto: sarebbe meglio invogliare i proprietari degli edifici abbandonati ad abbatterli e ricostruirli usufruendo di tutte le deroghe possibili. «La costruzione convenzionata prevede già deroghe - spiega l'assessore all'Edilizia Ada Lucia de Cesaris - così abbiamo fatto una delibera che svincola la demolizione dalla ricostruzione senza perdere superficie lorda complessiva. I vincoli del pgt rimangono».