Edilizia, ecatombe in Lombardia

Se il settore dell'edilizia è in crisi, la Lombardia ne è l'esempio lampante. Basta dare un'occhiata ai numeri per rendersi conto di quanto sia pesante la situazione nei cantieri. Sono 142mila le imprese di costruzioni lombarde attive al primo trimestre 2013. Tante? No. Sono 2.584 in meno rispetto a un anno fa. A Milano, invece, sono 40mila: 474 in meno rispetto al 2012. I dati emergono da un'elaborazione della Camera di commercio di Milano e raccontano, tra le cifre, di posti di lavoro persi, di famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, di costruzioni lasciate a metà causa fallimento.
Per dare un'idea di quanto l'edilizia sia in sofferenza, ieri gli imprenditori del settore hanno riempito piazza Affari di caschetti gialli: simbolicamente sono tutti i copricapo che non vengono più utilizzati sulle impalcature, sono tutti i posti di lavoro cancellati dalla crisi. La seconda giornata della Collera (la prima è stata organizzata a febbraio) ha unito costruttori e artigiani in un appello forte. Non un sos campato per aria ma articolato in ben cento punti: si tratta di una dolorosa lista di vessazioni a cui sono sottoposte le imprese con relativa proposta e soluzione. «Operare nel settore delle costruzioni - spiega Claudio De Albertis, presidente di Assimpredil Ance - vuol dire operare in un complesso intreccio di norme, procedure e adempimenti che non ha paragone con nessun altro settore». Molte delle vessazioni denunciate sono proprio riconducibili all'eccessiva attività legislativa, alla stratificazione nel tempo delle procedure determinate dai singoli enti, alla proliferazione di soggetti che partecipano alle procedure edilizie e urbanistiche».
Far ripartire il settore deve essere una priorità. Anche della politica. Per ora la solidarietà ai costruttori è totale e bipartisan. Tuttavia, come rilevato anche dal presidente della Provincia Guido Podestà, la pubblica amministrazione ha difficoltà a intervenire, imbrigliata a sua volta in vincoli e tagli.
La richiesta a semplificare le normative arriva comunque dal centrodestra e dal centro sinistra. «Meno burocrazia - invoca, a nome del Pd, il senatore Franco Mirabelli - il decreto del fare e quello sull'efficienza energetica e le ristrutturazioni vanno nella direzione giusta». Il centrodestra lombardo chiede la stessa cosa. L'assessore comunale all'Urbanistica Lucia De Cesaris sostiene che «è proprio da Milano e dalla Lombardia che può partire una risposta seria». Le imprese di costruzioni danno lavoro a oltre 400mila addetti in regione, di cui 147mila a Milano. Tuttavia l'elenco dei «morti e feriti» della crisi non ha risparmiato nessuno: hanno chiuso 616 imprese di lavori di completamento e finitura di edifici, 597 di costruzioni, 246 di tinteggiatura e posa vetri, 229 di rivestimento per pavimenti, 168 di installazione di impianti elettrici, 177 di impianti idraulici.