Einaudi «live» per sentire la musica degli elementi

Il pianista da oggi al Dal Verme con ensemble: «C'erano nuove frontiere che volevo esplorare»

Luca Pavanel

Dal suo brano Elements, per un attimo, il corpo e la mente vengono «teletrasportati» sulla via maestra del minimalismo (ricordate il film Koyaanisqatsi, solo un istante, giusto un riferimento per orientarsi). No, non proprio: come nel lungometraggio non ci sono le nuvole che corrono sui cieli americani nel succitato documentario degli anni Ottanta abbondavano -; nel video che circola sul web c'è lui, Ludovico Einaudi, 61 anni, in uno studio, che insieme a due musicisti di rango, esegue il suggestivo brano dal sapore minimal (ognuno ci senta quello che vuole, a seconda dei suoi riferimenti culturali). In quel pezzo si «parla» degli elementi della natura. Ma l'autore, a suo tempo durante la presentazione, aveva parlato anche di elementi della tavola periodica, ovvero la chimica che crea il mondo.

Modelli Usa a parte - il minimalismo del resto è nato lì, oltreoceano - la creazione di Einaudi è sempre andata e ancora va per la sua strada, e oltre, tra invenzione melodica, ritmi e ricerca personale, che si sposa ai più diversi generi - tra classica, pop, ambient e contemporanea -. Una proposta che gli ha garantito un successo planetario. Il viaggio ora è ripartito, nella dimensione pubblica e si ferma a Milano, per una serie di concerti (sei serate già sold out dall'8 al 13 dicembre al Teatro dal Verme ore 21 -, via San Giovanni sul muro).

Si tratta di un tour per portare sui palcoscenici anche il lavoro Elements (che è anche il titolo del suo ultimo album, ndr). Dopo la fruizione sul mercato - da subito l'incisione si è ben piazzata in Italia, in Belgio (in particolare nelle Fiandre) e nei Paesi Bassi adesso viene il momento della dimensione «live».

Non facile da raggiungere, il Maestro affida il senso del suo progetto alle suggestioni di un linguaggio dagli echi poetici: «C'erano nuove frontiere che desideravo esplorare: i miti della creazione, la tavola periodica degli elementi, le figure geometriche di Euclide, gli schizzi di Kandisky, la materia sonore, ma anche i colori, i fili d'erba di un prato selvatico, le forme del paesaggio», si legge in una nota in bella vista sul web. E tutto questo «si è gradualmente amalgamato in una danza, come se tutti gli elementi facessero parte di un unico mondo e io anche».

In teatro, con lui ovviamente al pianoforte, un organico quasi da «Camera»: Federico Mecozzi al violino, Redi Hasa al violoncello, Alberto Fabris al basso elettrico e live electronics, Riccardo Laganà alle percussioni e Francesco Arcuri alle chitarre. Eseguiranno una dozzina di brani collegati tra loro dalla molteplicità dei temi. Questa è l'immagine di «Ludo» oggi - come lo chiamano gli amici - finito il suo concerto sui ghiacci. Già allievo in gioventù di Luciano Berio al Conservatorio di Milano, è annoverato tra i minimalisti italiani (ma non troppo) più popolari nel mondo. Lo dicono numeri in impennata: la sua è una musica che il pubblico, anche per l'immediatezza, ama molto.