«Emergenza immigrati Lombardia al collasso»

«Non è più una situazione di emergenza. È un'emergenza continua in una situazione di normalità». Simona Bordonali, assessore regionale alla Sicurezza, è di ritorno da una riunione a Roma con il ministro per gli Affari regionali, Graziano Del Rio, i rappresentanti delle Regioni e dei Comuni. «Non si tratta solo di garantire l'accoglienza, ma anche di operare per un inserimento lavorativo e l'insegnamento della lingua italiana. E gli Sprar (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) non sono più in grado di accogliere i flussi che si prospettano» è l'allarme lanciato da Bordonali.
Avete parlato di numeri? Quante persone sono attese in Lombardia?
«Venticinquemila in tutta Italia. Non si è parlato di quote. È stato solo un incontro interlocutorio, non ci hanno ancora chiesto di mettere a disposizione niente. Ma in Lombardia, in questo momento, vogliamo avere garanzie prima di parlare di accogliere nuovi immigrati, perché la situazione è esplosiva anche per noi. Non siamo disposti ad operare senza garanzie».
Quali garanzie chiedete al governo?
«Il governo deve riuscire a ricreare quei rapporti bilaterali con gli Stati di provenienza come ai tempi del ministro Maroni. Finché non c'è un rapporto, non si crea dissuasione e un maggior controllo, tutto viene vanificato. E non ci risulta che nulla del genere sia stato attuato».
Ma l'emergenza dei profughi egiziani e siriani è oggi.
«Del Rio ci ha sottolineato che è un'emergenza di immigrati e non di profughi. Ci aspettavamo persone che chiedessero il diritto di asilo e non è così. Queste persone non vogliono rimanere in Italia e se chiedono asilo, sono obbligate a rimanere in Italia. Invece vogliono utilizzare l'Italia come Stato di passaggio. Eppure l'Europa non interviene».
Nessuna notizia riguardo a discussioni a livello europeo?
«L'Europa non interviene e l'Italia non porta questa problematica in Europa. Noi rappresentanti delle Regioni, al di là del colore siamo rimasti sorpresi. Ma è così: coloro che arrivano vogliono andare dove hanno parenti e familiari».
La Regione che cosa propone di fare con queste persone?
«Se non richiedono asilo, sono clandestini a tutti gli effetti e bisognerebbe seguire la normativa nazionale: andrebbero espulsi. Il problema non è creare nuovi Sprar ma nuovi Cie, i centri di espulsione. Il loro status non è di profughi ma di clandestini».
Da un lato la catena umana di solidarietà in Sicilia, dall'altro gli stop della Lombardia leghista. È una fotografia realistica?
«Non è una fotografia realistica perché se poi guardiamo la percentuale di immigrati ben integrati che lavorano in Lombardia è elevatissima. Io sono bresciana e, anche se non sono state fatte catene umane, anche il Nord ha dato tanto. Non possiamo considerare il Nord come non accogliente... abbiamo accolto tanto, nonostante gli episodi che ogni giorno si verificano. E purtroppo c'è anche la mala integrazione».
Che cosa intende per mala integrazione?
«Quando arrivano le masse, il processo è difficoltoso. E in questo momento l'Italia è in difficoltà a dare lavoro anche agli italiani. Queste persone non hanno prospettive e bisogna pensare alle prospettive degli uomini e delle donne che arrivano. Tra i disoccupati lombardi, tra gli uomini e le donne lombardi, ci sono anche gi extracomunitari. Ci sono gli Sprar pieni, pensare a nuovi centri diventa difficoltoso».
La Lombardia che cosa può aspettarsi?
« Visto che tutto ricade sui Comuni, è necessario un coinvolgimento di tutti i Comuni, perché il peso ricade sulla popolazione del luogo. Mi sembra che la Lombardia abbia già dato tanto in questi anni».
E chi chiede asilo?
«Chi proviene dalle zone di guerra ha diritto d'asilo, ad accoglienza, a integrazione».
Tra le persone in fuga ci sono molti bambini. Esiste un piano di accoglienza?
«Per i minori non accompagnati c'è un'attenzione particolare. È assolutamente diverso. Le Regioni potrebbero essere disposte ad aiutare ma nel momento in cui arrivano anche i fondi. Anche perché il peso ricade completamente sui Comuni».