Emergenze, arriva il centralino unico

Doveva essere pronto per il 2011. Se ne parlerà, se tutto va bene, per il 2013. Mentre i milanesi protestano per la lentezza con cui le forze di polizia rispondono alle richieste di aiuto, torna d'attualità il tema del centralino unico per le emergenze: un obiettivo che la Lombardia, sulla spinta di una direttiva europea, si è data da tempo, e che dovrebbe rendere più efficiente e razionale il servizio offerto ai cittadini e al loro bisogno di sicurezza. Ma la traduzione in pratica del Nue - così è chiamato in gergo - viaggia a rilento, tra resistenze e difficoltà tecniche. Così i milanesi continuano a fare i conti con i sei diversi numeri telefonici a cui rivolgersi in caso di emergenza. Sperando di non confonderli l'uno con l'altro, e che alla fine qualcuno risponda.
Ieri il questore Alessandro Marangoni ha voluto replicare direttamente e di persona al lettore che - con una mail al Giornale - denunciava di avere chiamato per oltre 40 minuti il 112 e il 113 per denunciare un furto d'auto in corso sotto le sue finestre, senza mai ottenere risposta. Impossibile, sostiene Marangoni. Ma lo stesso questore ammette che una massa di chiamate come quelle che piombano sul 113, oltre mezzo milione di telefonate all'anno, difficilmente può ricevere risposta immediata. E che al tempo passato in attesa del primo contatto con un operatore si aggiunge spesso il tempo per essere smistati ad un'altro centralino: pompieri, ambulanze, eccetera.
É a questo percorso accidentato che punta a porre rimedio l'arrivo del Nue. Dall'anno prossimo, basterà chiamare il 112, ma a rispondere dall'altra parte del filo non ci saranno più i carabinieri ma un centralino «laico», come lo definisce il questore Marangoni: nel senso che non sarà gestito da una delle forze di polizia ma da operatori specializzati. Saranno poi i centralinisti, dopo essersi fatti spiegare dal cittadino le ragioni della chiamata, a smistare la richiesta a chi deve materialmente intervenire: polizia, carabinieri, vigili del fuoco, ambulanze.
Cambierà in meglio? Per rispondere a questa domanda si può guardare cosa è successo a Varese, dove il 112 unificato è già stato introdotto dal giugno 2010 con una sperimentazione che da ieri è stata estesa alla provincia di Como. «Dal punto di vista del cittadino - spiega Barbara Zanetti, la cronista della Prealpina che ha seguito in questi anni l'esperimento - direi che è cambiato poco. Comunque complessivamente il servizio funziona, di lamentele non ne riceviamo». Ma esportare il Nue da un piccolo centro come Varese, con una provincia in larga parte ancora verde, ad una metropoli come Milano non sarà facile. E porrà davanti a problemi di concorrenza tra le forze dell'ordine che - se non verranno affrontati alla radice - rischiano di ripercuotersi sul servizio ai cittadini.
Il «nuovo» 112 infatti (come già a Varese) non sarà una centrale operativa ma un semplice centralino. Mentre invece da tempo si sostiene che l'unico modo per evitare sovrapposizioni e «buchi» sia una sola centrale che non solo raccolga le richieste di aiuto ma diriga concretamente gli interventi, conoscendo in tempo reale la collocazione delle pattuglie sul territorio e indirizzando sul luogo dell'emergenza l'equipaggio più vicino. Che sia questa la strada lo dicono non solo i sindacalisti delle forze di polizia ma anche i politici, come dimostra questo illuminante articolo: «Milano sarà la prima città in Italia a sperimentare la invocata “Centrale unica operativa” per le chiamate di pronto intervento, un esperimento pilota di cui ieri mattina, in un vertice al Viminale fra il ministro e i rappresentanti della Pubblica sicurezza, e' stato messo a punto il dettaglio tecnico». L'articolo è del 1999, il ministro degli Interni era Rosa Russo Jervolino, il presidente del consiglio Massimo D'Alema.