«Ennesima» si fa in sette e illustra 50 anni d'arte

Se salite al primo piano della Triennale e le luci dell'impianto paiono non funzionare bene, niente paura: fa parte del gioco. Ovvero di «Ennesima», ennesima si giustifichi il giro di parole intelligente mostra curata da Vincenzo De Bellis. Le luci, dicevamo. Sono un'opera di Alberto Garutti, che ha collegato l'impianto dell'illuminazione della Triennale a un sofisticato software che registra la caduta di fulmini in Italia: a ogni fulmine corrisponde un abbassamento di luci. È il suggestivo aperitivo di un'ampia esposizione 170 opere di oltre 70 artisti sull'evoluzione dell'arte italiana dagli anni Sessanta a oggi (fino al 6 marzo, www.triennale.org). «Una mostra di sette mostre - commenta De Bellis . Come affrontare del resto un tema così vasto come cinquant'anni di arte italiana senza trovarne diversi sottotemi?». Sette dunque i progetti espositivi che compongono il percorso. Cominciamo dalla scelta del titolo, tratto da «Ennesima (appunti per la descrizione di sette tele datate 1973)» di Giulio Paolini, un modo per ricordarci che l'arte è sempre sostantivo plurale, è che atto inesauribile.Di grande impatto la prima sala: «Per la scrittura di un'immagine» è la sezione che comprende opere di maestri quali Mario Mertz, Luciano Fabro e Mario Airò interessati all'idea di rappresentazione. «Non è vero che l'arte contemporanea italiana sia aniconica spiega De Bellis . La tradizione figurativa è insita nel nostro dna». Magari può cambiare pelle, come nelle foto «glam» di Francesco Vezzoli o nelle opere irriverenti di Vettor Pisani. La seconda sessione è tutta dedicata alla poesia visuale, al Gruppo 70, al legame fecondo tra verso e immagine, con opere simboliche di Emilio Isgrò e Giulio Paolini. Dopo due mostre collettive, si apre una grande sala dedicata alla personale di Alessandro Pessoli, romagnolo, classe '63, qui alla sua prima mostra in un'istituzione pubblica italiana dopo svariati riconoscimenti all'estero: dai disegni degli anni '90 (come non commuoversi davanti ai lavori fatti nei ritagli di tempo durante la leva?) alle sperimentazioni più recenti, nate a Los Angeles.Si esce dall'immaginifico mondo di Pessoli e si entra in una nuova sezione dove pare di stare a teatro: qui si alternano performance d'arte o meglio «tableau vivant» in cui attori o figuranti animano veri e propri quadri viventi. Vanno in scena opere di Kounellis, Vettor Pisani, Franco Vaccari e di molti altri: le performance saranno ripetute in alcune domeniche pomeriggio, come dal programma. «Ennesima» espone poi una mostra del passato: una piccola porta rossa conduce nella ricostruzione meticolosa di quella che era la Galleria Massimo De Carlo oltre vent'anni fa, in via Panfilo Castaldi. Qui, nel 1990, un gruppo di artisti che si era radunato attorno allo Spazio di via Lazzaro Palazzi espose «Avanblob», un'installazione di una dozzina di opere firmate, tra gli altri, da Liliana Moro, Francesco Voltolina, Mario Airò, Massimo Uberti: oggi che un gruppo di artisti gestisca uno spazio comune pare quasi ovvio, non era così 25 anni fa ed «Ennesima» rende onore a questa loro felice intuizione.E i grandi classici dell'arte italiana, Fontana, Manzoni e Castellani, dove sono? «Ennesima» ha voluto scomodare nomi meno visibili ed esplorare strade meno scontate per costruire la sua originale mappa dell'arte contemporanea nostrana. Usciamo così dalla mostra e ci lasciamo alle spalle l'ultima sala dedicata a 12 giovani artisti nati tra gli anni Settanta e Ottanta che, con le loro opere così variegate, declinano al futuro il significato di «Ennesima».