Ergastolo all'assassino del gioielliere di Brera

Adesso che hanno avuto giustizia, i figli di Giovanni Veronesi annunciano: il negozio di nostro padre non riaprirà mai più. «Lo smantelleremo. Per noi è impossibile lavorare lì dentro» Quella gioielleria nel cuore di Brera per Veronesi era tutto, era il suo regno di orefice serio ed esperto. Ma il 21 marzo scorso in quei pochi metri quadri Veronesi venne brutalmente ammazzato. Lo uccise uno che conosceva: Ivan Gallo, il tecnico che pochi mesi prima aveva impiantato in negozio l'impianto di sicurezza, e che - rimasto disoccupato, travolto dalle difficoltà economiche - era andato con la ferocia della disperazione all'assalto della gioielleria. Ieri è stato condannato all'ergastolo.
Era difficile, leggendo le carte del processo, essere indulgenti: e infatti su Gallo è arrivata la condanna più pesante prevista dal codice. Al disoccupato il giudice Alfonsa Ferraro infligge ieri l'ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. La scelta del rito abbreviato, cui l'imputato affidava le poche speranze di evitare il carcere a vita, gli risparmia unicamente la pena aggiuntiva dell'isolamento.
Era stato un delitto che aveva scosso Milano. Per la centralità della zona, nel cuore di Brera, e per la personalità della vittima, un «vecchio» del mestiere ben conosciuto in zona. Ma anche per la violenza cieca con cui era stato colpito. L'aggressore era andato pronto ad uccidere, portandosi dietro la mazzetta da muratore e il cacciavite con cui infierì sul commerciante.
Gallo venne catturato cinque giorni dopo, in Spagna, dopo una serrata caccia all'uomo. Nelle dichiarazioni dopo l'arresto ostentò pentimento: ma le intercettazioni realizzate dai carabinieri del nucleo investigativo raccontano come durante la fuga si godesse allegramente, tra nottate nei locali e scommesse, il frutto della rapina.