Tra esportazioni e banche: Milano guadagna dalla Brexit

La città non subirà contraccolpi dal voto britannico E la finanza potrebbe preferire il capoluogo a Londra

Sabrina Cottone

Nella sfortuna dei nostri migliori amici troviamo qualcosa che non ci è ingrato del tutto, annotava con discutibile cinismo il principe François de La Rochefoucauld. Massima che aiuta a consolarci della Brexit, l'uscita della Gran Bretagna dal club dell'Unione Europea. Nell'attesa di capire chi siano gli amici più sfortunati, se i britannici in fuga o gli europeisti convinti, vale la pena considerare che la Lombardia, secondo uno studio di Nomisma su dati Istat, è una delle Regioni meno colpite dal raffreddamento dei rapporti tra l'Ue e la Gran Bretagna. Questione di numeri, grafici, tabelle e classifiche. E la Lombardia è una delle regioni meno esposte al commercio con il Regno Unito.

È chiaro che ci sono settori, come il vino, il cibo o le auto, che soffriranno più di altri, ma nell'insieme il peso dell'export verso la Gran Bretagna all'interno dell'esportazioni estere della Lombardia è piuttosto contenuto, soprattutto se si considera l'intensa attività di export lombardo. Solo Puglia, Molise, Valle d'Aosta, Liguria, Sicilia e Sardegna avranno impatti ancora più bassi, dovuti in parte alla lontananza geografica, in parte ad altre rotte di traffico.

Non solo. Milano potrebbe in qualche modo avvantaggiarsi di ciò che accadrà quando il divorzio tra Gran Bretagna e Unione europea sarà ratificato. Spiega Andrea Goldstein, managing director di Nomisma: «C'è la speranza che qualche banchiere londinese si trasferisca a Milano, perché se la City di Londra perde il suo ruolo centrale nel mercato finanziario europeo, funzioni come quelle di traders, analisti, banchieri potrebbero trovare nuova sede a Milano». Inutile dire che gli scenari sono futuribili e la partita ancora aperta, ma Milano potrebbe acquisire un peso maggiore all'interno delle piazze finanziarie del Continente.

L'impatto della Brexit sarà violento sulla Basilicata, a sorpresa la regione più esposta al commercio con il Regno Unito a causa delle auto Fiat prodotte a Melfi. Colpite anche Abruzzo e Campania. La Lombardia invece, ben sotto la media nazionale, è abbastanza in zona salvezza. Spiega ancora Goldstein per Nomisma: «La Lombardia è la Regione meno colpita in termini relativi. Naturalmente, essendo la Regione che esporta di più, in valore assoluto sono più miliardi di euro, ma è meno esposta in termini percentuali. Ha una diversificazione ampia dei mercati d'arrivo. Così si può concludere che è una delle regioni meno colpite meno a rischio».

Un discorso a parte vale per il vino e per il food, che insieme con autoveicoli, rimorchi e semirimorchi hanno una buona percentuale di export in Gran Bretagna, che per le bevande arriva all'11,8. «Sicuramente si può rischiare qualche penalizzazione - osserva ancora Goldstein - ma il settore del vino non è così determinante per l'economia lombarda, come invece accade per esempio in Veneto e questo è un motivo di rassicurazione». È intorno al 5 per cento la quota di esportazione di tessili, mobili, articoli di abbigliamento. Fashion e design, punte di diamante milanesi e lombarde, si mettono in viaggio per destinazioni diverse dalla Gran Bretagna.

Anche se ogni conclusione è premature, le previsioni non spingono certo a disperare.