Esuberi e tagli alla Plasmon A rischio 112 posti di lavoroLA PROTESTA I sindacati hanno deciso un pacchetto di 6 ore di sciopero

Un pacchetto di sei ore di sciopero, quattro martedì 24 settembre e le altre due mercoledì 25 e, in contemporanea mercoledì 25 settembre dalle 9,30 alle 11,30 un presidio davanti ai cancelli dell'azienda. È quanto deciso dai lavoratori milanesi della Heinz Italia Spa (Plasmon), riunitisi ieri mattina in assemblea per protestare contro i 112 posti di lavoro a rischio alla sede di Milano.
«A meno di tre mesi dall'operazione di acquisto da parte di Berkshire Hathaway e di 3G Capital - si legge in una nota unitaria di Fai-Cisl, Flai-Cgil e Uila-Uil - Heinz Plasmon ha preannunciato un processo di ristrutturazione e riorganizzazione con riduzione degli organici sia a livello internazionale che nazionale con apertura immediata della procedura di mobilità». L'operazione, spiegano i sindacati, interesserà i tre siti italiani di Milano, Ozzano (Parma) e Latina con una proposta di taglio occupazionale di circa il 25 per cento a livello aggregato. Nel dettaglio sono stati annunciati oltre 200 esuberi, 112 per lo stabilimento di Milano su un totale di 332 unità, 56 per Latina su un totale di 398 e 36 esuberi per Ozzano su un totale di 216 lavoratori. Per i sindacati, «è del tutto inammissibile che i tentativi di recupero di competitività ed efficienza passino attraverso azioni di riduzione dei costi che consistono unicamente nel taglio del personale. L'entità del taglio occupazionale proposto mette in discussione la tenuta e il futuro del Gruppo in Italia, rischiando di veder scomparire il marchio Plasmon, simbolo della qualità del Made in Italy». I sindacati hanno pertanto deciso il presidio delle sedi, il blocco delle flessibilità e degli straordinari, la calendarizzazione di assemblee nei siti entro venerdì e la proclamazione di un pacchetto di ore di sciopero. «Contestualmente - concludono Fai, Flai e Uila - ci attiveremo per l'immediata apertura di un tavolo di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico per impegnare la nuova proprietà in un piano industriale di consolidamento e sviluppo al fine di evitare l'ennesimo depauperamento di capitale umano».